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	<title>Carlo Zucchi blog</title>
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	<description>L'unica mano che ti puoi aspettare dallo Stato è quella che si infila nelle tue tasche</description>
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		<title>Non è la Manera di prendere in giro i veneti</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 10:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[In queste settimane è ripartito Zelig. E fra i comici che si alternano, spicca anche quest’anno Leonardo Manera, comico brillante del quale in passato ho molto apprezzato i personaggi del polacco Petrektek e del bresciano Peter, tanto per citarne due. Quest’anno presenta un personaggio nuovo: la caricatura dell’imprenditore veneto, evasore e delocalizzatore. Un personaggio, non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2206&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In queste settimane è ripartito Zelig. E fra i comici che si alternano, spicca anche quest’anno Leonardo Manera, comico brillante del quale in passato ho molto apprezzato i personaggi del polacco Petrektek e del bresciano Peter, tanto per citarne due. <span id="more-2206"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Quest’anno presenta un personaggio nuovo: la caricatura dell’imprenditore veneto, evasore e delocalizzatore. Un personaggio, non solo mal riuscito dal punto di vista comico, ma anche falso e infarcito di luoghi comunisti Ora, può capitare di inventare personaggi poco riusciti, così come può capitare di farlo basandosi su luoghi comuni. Del resto, tutti noi abbiamo una visione del mondo parziale e soggettiva che risente di stereotipi e pregiudizi figli del nostro vissuto. Eppure, in certi casi sarebbe bene informarsi sulle cose, levarsi il paraocchi e aprire un po’ la mente. Infatti, è proprio in Veneto che diversi imprenditori si sono uccisi al solo pensiero di dover licenziare i propri dipendenti, perché costretti dalla crisi. Proprio per questo, appare decisamente disgustoso il personaggio interpretato da Leonardo Manera. Eppure, Manera non è mai stato un comico che ha fatto della satira politica il pezzo forte del suo repertorio. Inoltre, anche nei momenti di improvvisazione al di fuori degli sketch è sempre parso sorridente e mai altezzoso o supponente, a differenza di qualche suo collega. Forse, proprio il fatto di non essere un comico particolarmente politicizzato, come può essere una Lella Costa, lo ha indotto a questo brutto scivolone. Chissà. Eppure, tutto ciò non toglie che è moralmente riprovevole il dileggio di una categoria di persone che nell’ultimo anno conta al suo interno non pochi morti suicidi. Alla faccia del rispetto dei familiari di questi imprenditori!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Detto che Leonardo Manera non è mai stato un comico particolarmente incline alla satira politica, non può però non saltare agli occhi (e nemmeno alle orecchie) che, a parte forse il personaggio di Bruce Ketta interpretato da Vittorio Capasso, i bersagli del comico collettivo sono sempre quelli invisi alla cultura comunista. Ma se il postino fannullone è ormai sdoganato in modo bipartisan presso l’opinione pubblica, dovremo aspettare un bel pezzo prima di vedere, che so, la caricatura del sindacalista cigiellino parassita o di qualsiasi personaggio che rispecchi in qualche modo quel sistema di valori legato alla sinistra post-marxista, che l’intellighenzia di regime (di cui il comico collettivo è parte integrante) difende a spada tratta, in parte per credo ideologico, in parte per interesse di casta. Per questi signori, qualsiasi sistema di valori ad essi estraneo può (e in certi casi deve) essere messo allegramente alla berlina e fra questi, c’è quello legato all’impresa, tanto più se piccola o media come quella presente nel nord Italia un tempo leghista e (apriti cielo!) berlusconiano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">A questi comunistini milionari paladini del popolo lavoratore farebbe bene, anche per soli tre mesi, affiancare uno di quegli imprenditori veneti che parlano solo dialetto veneto, che di Confindustria non conoscono nemmeno l’indirizzo. Quegli imprenditori che lavorano 15 ore al giorno con la tuta da lavoro sporca e che metteranno giacca e cravatta sì e no 15 volte all’anno. Quegli imprenditori che ogni volta che passa il postino (ossia quasi tutti i giorni) sudano freddo perché c’è sempre qualche tassa da pagare o qualche adempimento burocratico da assolvere e che perciò devono stare in fino a tarda sera in azienda per sbrigare pratiche burocratiche e amministrative costose e vessatorie. Quegli imprenditori che mandano avanti un’azienda con 2, 3, 4 o 5 dipendenti, ognuno dei quali costituisce un organo vitale della stessa e, proprio per questo, non vengono licenziati anche negli anni di vacche magre, vuoi perché il loro licenziamento significherebbe la chiusura dell’azienda, vuoi perché il rapporto instauratosi con l’imprenditore va ben oltre l’ambito professionale. Tanto, che al pensiero di licenziare i propri collaboratori, più di un imprenditore veneto &#8211; di quelli tanto cari a Manera, per capirci &#8211; si è ucciso. Magari, se lor signori scendessero dal pero della loro protervia intellettuale e andassero a vedere di persona la vita di queste persone potrebbero anche imparare qualcosina sul popolo lavoratore. E già che ci sono, potrebbero fare una visitina ai familiari di qualche imprenditore che si è ammazzato per scoprire magari che vantava crediti da quello Stato che lor signori tanto amano anche perché da sempre alquanto generoso con la loro categoria. Del resto, di che sorprendersi. Da sempre intellettuali, attori e comici sono inclini a sostenere ideologie liberticide e anticapitalistiche. Nell’antica Grecia, gli intellettuali ateniesi parteggiavano per il sistema chiuso e dispotico di Sparta e disprezzavano i valori della società aperta di Atene, grazie ai quali potevano esprimere liberamente il loro pensiero senza correre rischi. Forse, come sostenne Mises nel suo pamphlet La mentalità anticapitalistica, ai personaggi dello spettacolo non piace dipendere dai gusti mutevoli di un pubblico capriccioso e trovano disdicevole mettere il loro prezioso talento al servizio dei gusti barbari di quel popolo in nome del quale, e quasi sempre a sproposito, spesso parlano. Oppure, come nel caso delle caste intellettuali italiane, giocare a fare l’anticapitalista di sinistra paga e pure bene, magari facendo le vittime di presunte dittature. Infatti, come ha ben riferito il comico Maurizio Milani in un’intervista rilascia al Giornale il 5 agosto 2011: “Il problema è che poi, da Santoro alla Dandini, fanno tutti le vittime. Le vittime di chissà quale presunta dittatura berlusconiana. Ma a questo proposito quando lavoravo a Zelig, agli inizi il cabaret era gestito da tutti quei comici che venivano da un certo ambiente milanese, la Statale e via così. Cameriere non in regola, Siae frequentemente non pagata: la prassi era questa. Da quando è arrivata Mediaset, contratti regolari per tutti e più legalità”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Insomma, da bravi comunisti, questi signori pretendono di essere più uguali di altri e al di sopra di tutto, come i maiali della Fattori degli Animali di Orwell. Maiali a cui piace tanto sputare nel piatto in cui grufolano assai comodamente. E vomitare disprezzo verso persone, come gli imprenditori veneti, della cui vita quotidiana non vogliono imparare nulla che metta in discussione le loro conoscenze false e stereotipate, figlie di un’ideologia ignobile e di un conformismo disgustoso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em></em> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(</span></span></em><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">L&#8217;Indipendenza, 26/1/2012)</span></span></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/carlozucchi.wordpress.com/2206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/carlozucchi.wordpress.com/2206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/carlozucchi.wordpress.com/2206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/carlozucchi.wordpress.com/2206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/carlozucchi.wordpress.com/2206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/carlozucchi.wordpress.com/2206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/carlozucchi.wordpress.com/2206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/carlozucchi.wordpress.com/2206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/carlozucchi.wordpress.com/2206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/carlozucchi.wordpress.com/2206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/carlozucchi.wordpress.com/2206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/carlozucchi.wordpress.com/2206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/carlozucchi.wordpress.com/2206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/carlozucchi.wordpress.com/2206/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2206&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Liberalizzazioni: leggi modificate e tanta burocrazia</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 10:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Finalmente è stato varato il decreto sulle liberalizzazioni dal governo Monti. In attesa di essere approvato dal Parlamento, le cui eventuali modifiche non saranno certo ispirate da uno spirito liberale e saranno quasi sicuramente peggiorative in ottica concorrenziale, proviamo ad analizzare un po’ i provvedimenti del decreto, avvalendoci dei contributi, sempre puntuali dell’Istituto Bruno Leoni. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2201&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Finalmente è stato varato il decreto sulle liberalizzazioni dal governo Monti. In attesa di essere approvato dal Parlamento, le cui eventuali modifiche non saranno certo ispirate da uno spirito liberale e saranno quasi sicuramente peggiorative in ottica concorrenziale, proviamo ad analizzare un po’ i provvedimenti del decreto, avvalendoci dei contributi, sempre puntuali dell’Istituto Bruno Leoni. <span id="more-2201"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Riguardo all’energia, oltre alla rete di trasporto nazionale il provvedimento avrebbe dovuto investire anche gli stoccaggi, ma la separazione proprietaria di Snam Rete Gas dall’Eni è da salutare positivamente, perché potrà permettere l’ingresso di nuovi attori nel mercato energetico. Nel commercio al dettaglio, nonostante le critiche dei commercianti, bene la liberalizzazione degli orari, in parte già attuata da molte disposizioni comunali, ma l’articolo che avrebbe dovuto sancire la libertà di praticare sconti, saldi o vendite straordinarie, nonché la durata delle promozioni e l’entità delle riduzioni, si riduce a semplificare alcune modalità di promozione commerciale. Riguardo ai carburanti, nulla si è fatto per facilitare l’entrata e l’uscita dei soggetti operanti nel mercato della distribuzione, lasciando alle regioni il potere di fissare il numero degli esercenti, mentre non si capisce bene come mai la rimozione dei vincoli al self service pre-pay anche durante gli orari di apertura riguardi solo gli impianti posti al di fuori dei centri abitati e non anche quelli delle città. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Servizi pubblici locali: molto positivo il fatto che i bilanci delle società ad hoc per la gestione dei servizi pubblici entrino a far parte del patto di stabilità. Fino a oggi, i comuni che gestivano servizi pubblici o realizzavano importanti opere pubbliche potevano aggirare le norme sul patto di stabilità creando società ad hoc formalmente esterne che potevano farsi carico delle passività della gestione, in quanto escluse dal patto. Positivo anche il fatto che lo Stato avrà maggiori poteri di intervento nei confronti di quegli enti locali che ostacolano i processi di privatizzazione e liberalizzazione. Quel che non va assolutamente è il potere che i comuni mantengono attraverso la possibilità di emettere delibere ricognitive di tutto ciò che deve rimanere nel pubblico. Questo fa sì che il perimetro di intervento dei comuni venga stabilito da una decisione discrezionale dei comuni stessi, favorendo così conflitti di interessi di ogni tipo e l’incentivo a mantenere in mano pubblica quanta più “roba” possibile.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Riguardo alle assicurazioni, per la prima volta il governo affronta il problema delle frodi nell’RC auto, ma per il resto non ci siamo. Il fatto che i diversi prodotti possano competere solo se venduti dallo stesso agente sottrae la scelta del modello di distribuzione alla libertà contrattuale e, di conseguenza, alle dinamiche concorrenziali, trasferendo la rendita dalle assicurazioni agli agenti senza alcun beneficio per il consumatore, com’era già avvenuto con la riforma Bersani. Trasporti: Bene la creazione di un’authority con poteri forti. Authority alla quale, però, il Governo sembra aver delegato il potere di decidere su quei problemi che esso non ha il coraggio di affrontare (taxi docet). Insomma, buone intenzioni tante, fatti pochi. Tribunale per le imprese: istituito nel 2003 dal Governo Berlusconi, e di fatto soppresso nel 2009, in quanto inefficace e causa di problemi inerenti al regime transitorio e alle questioni pratiche relative all’applicazione di un rito innovativo. Ebbene, il Governo Monti lo vuole ripristinare e approfittando della cosa ha quadruplicato il contributo unificato (cioè la tassa che bisogna pagare per iniziare un processo) per le cause in materia societaria oggetto della riforma.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Tariffe professionali: siamo in presenza di una mera riformulazione dell’esistente. Infatti, dal 2006 ogni professionista poteva derogare ai minimi stabiliti dalle proprie tariffe professionali, ma sempre e comunque nei limiti di cui all’articolo 2233 del codice civile, che recita: “in ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all&#8217;importanza dell&#8217;opera e al decoro della professione”. Gli Ordini possono quindi eccepire che quanto liberamente pattuito non sia “adeguato” all’importanza della prestazione professionale svolta, infliggendo perciò le “opportune” sanzioni disciplinari nei confronti del professionista “scorretto”. L’abolizione delle tariffe (tranne in caso di liquidazione da parte dei giudici, il che è corretto) è solo teorica, poiché stabilisce che “in ogni caso la misura del compenso &#8230; deve essere adeguata all’importanza dell’opera”. Certo, non si menziona più il “decoro” della professione, ma un compenso reputato inadeguato all’importanza dell’opera sarà automaticamente da considerarsi “indecoroso”. Insomma, tutto come prima. Inoltre, è del tutto assurda la norma che introduce l’obbligo di rilasciare un preventivo scritto al cliente, con tanto di oneri ipotizzabili e polizza assicurativa, a pena di commettere un illecito professionale. Si tratta, di una norma repressiva, che limita fortemente la libertà di contrattazione tra professionista e cliente; una norma che muove dal presupposto che il professionista sia sempre la “parte forte” del rapporto contrattuale, il che è profondamente inaccettabile, e che voglia costantemente abusare della fiducia del cliente. Infine, la misura del compenso va pattuita in modo omnicomprensivo, benché non si capisca esattamente cosa ciò significhi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em></em> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(</span></span></em><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">La Voce di Romagna, 25/1/2011)</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em></em> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em></em> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Tutela amministrativa contro le clausole vessatorie: benché l’accertamento e la dichiarazione della vessatorietà di una clausola contrattuale, come di ogni altro vizio contrattuale, sia compito della magistratura ordinaria, l&#8217;articolo 5 del decreto attribuisce all’Antitrust il potere di dichiarare (anche d’ufficio!) la vessatorietà di una clausola contrattuale e di pubblicare tale accertamento sul proprio sito internet. Articolo pericoloso, perché rafforza ancor di più la sensazione che sia vietato tutto ciò che non è espressamente consentito e che lo Stato abbia il potere di intromettersi (d&#8217;ufficio!) nel campo della libertà contrattuale. E inutile, perché l’accertamento amministrativo della vessatorietà di una clausola fa salvi (a pena di palese incostituzionalità) i compiti dell’autorità giudiziaria nell&#8217;accertare e dichiarare la nullità della clausola stessa. Non si comprendono i motivi dell’aumento di carico di lavoro dell’Antitrust, a meno non si voglia creare uno strumento di pressione nei confronti della libertà interpretativa dei giudici, il che mi sembra del tutto antitetico allo spirito delle liberalizzazioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Notai: L&#8217;art. 12 del decreto sulle liberalizzazioni dispone un incremento di 500 posti nell’organico notarile, da sommare ai posti già programmati ma non ancora assegnati, per un totale di circa 1500 unità in più. Ampliare per legge il numero dei posti disponibili non significa affatto liberalizzare, bensì pianificare ope legis tale attività. Inoltre, non stimolerà la concorrenza, poiché non sono state sottratte all’esclusiva dei notai funzioni che potevano essere consentite ad avvocati e commercialisti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Farmacie: da anni sono stati liberalizzati in supermercati e parafarmacie i farmaci a pagamento diretto senza obbligo di ricetta (OTC), con una riduzione media del prezzo del 10%. Inoltre, liberalizzare significa permettere a chiunque di entrare in un determinato mercato. Per questo, passare da 22000 punti vendita (18000 farmacie, 3500 parafarmacie e 400 corner nei supermercati) a 27000 non vuol dire liberalizzare, ma pianificare. In assenza di un’autentica libertà di entrata sul mercato, allargare ope legis il mercato dei farmaci non farà altro che redistribuire tra 27000 farmacisti quel che si distribuiva tra 22000, con nessun vantaggio per il consumatore e minori introiti per i farmacisti, poiché solo il mercato può stabilire qual è il numero adeguato di operatori per qualsiasi settore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ferrovie: L’Enel non possiede più la grande rete di trasmissione elettrica, affidata a Terna, e persino l’Eni dovrà privarsi del controllo di Snam Rete Gas. Come mai continua a permanere il connubio rete ferroviaria-treni nell’holding FS? Anzi il decreto del governo di venerdì scorso contiene in merito una norma piuttosto curiosa all’art. 37, che prevede la nascita della futura autorità di regolazione dei trasporti, che vedrà la luce quando sarà approvato in parlamento un disegno di legge che il governo presenterà entro i prossimi tre mesi. Curiosamente, la futura (o futuribile) autorità (che doveva già nascere la prima volta nel lontano 1995) dapprima si dà un lungo periodo nel quale osserva le diverse esperienze di separazione rete-trasporto e solo in seguito analizza gli effetti delle medesime, quando potrebbe fare le due cose assieme. Infatti, le esperienze europee più radicali di separazione (anche proprietaria) tra rete e servizi di trasporto datano ormai da molti anni. In Gran Bretagna (metà anni ‘90) far circolare sulla rete un treno per un km costa (pedaggio + sovvenzione pubblica) 6,5 €, in Svezia (separazione nel 1988) 5,5 €, in Italia (senza separazione) 9 €. In Gran Bretagna, dalla riforma a oggi, il traffico passeggeri è cresciuto del 90%, in Svezia del 70% mentre in Italia il traffico del 2010 era inferiore rispetto alla metà degli anni ‘90 (nonostante i grandi investimenti e lo sviluppo dell’alta velocità che non sono stati invece realizzati negli altri due paesi). In Gran Bretagna, dalla metà degli anni ‘90 a oggi, la quota modale del treno (km annui percorsi in treno ogni 100 km percorsi) è passata dal 4,5 a 7, in Svezia da 5,5 a quasi 10 mentre in Italia è scesa da 6,5 a 5,5. Purtroppo, riformare le ferrovie è molto difficile e sono fortissime le opposizioni a cui si va incontro. A separare la rete ferroviaria ci aveva già provato 14 anni fa Romano Prodi con la direttiva del Presidente del consiglio “Linee guida per il risanamento delle Ferrovie dello Stato” del 31 gennaio 1997. Direttiva affossata in nemmeno due settimane da una fortissima resistenza dei sindacati dei ferrovieri, che fermarono l’Italia con uno sciopero generale, giustificando la loro netta opposizione con ragioni legate alla difesa dell’occupazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Bilancio finale: come previsto, alla fine, la montagna ha partorito il topolino. Molto spesso, dietro alla parola liberalizzazioni si celano semplici modifiche amministrative (alcune delle quali anche condivisibili), provvedimenti di pura cosmesi politica o, quel che è peggio, obblighi burocratici nei confronti di professionisti e imprese che vanno ad appesantire una situazione già insostenibile. Tutto questo, mentre le varie categorie danno luogo a proteste più o meno spettacolari anche in assenza di provvedimenti che vanno a intaccare i loro privilegi. Insomma, il decreto liberalizzazioni ci porta a due amare conclusioni: la prima è che anche Monti e i suoi ministri sono stati alquanto deludenti. La seconda, ancora più amara, è che tutti gli altri hanno fatto peggio di loro. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em></em> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(</span></span></em><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">La Voce di Romagna, 26/1/2011)</span></span></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/carlozucchi.wordpress.com/2201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/carlozucchi.wordpress.com/2201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/carlozucchi.wordpress.com/2201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/carlozucchi.wordpress.com/2201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/carlozucchi.wordpress.com/2201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/carlozucchi.wordpress.com/2201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/carlozucchi.wordpress.com/2201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/carlozucchi.wordpress.com/2201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/carlozucchi.wordpress.com/2201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/carlozucchi.wordpress.com/2201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/carlozucchi.wordpress.com/2201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/carlozucchi.wordpress.com/2201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/carlozucchi.wordpress.com/2201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/carlozucchi.wordpress.com/2201/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2201&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La retorica antievasori fa acqua da tutte le parti</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Questi sono giorni in cui la popolarità del Presidente del Consiglio Mario Monti è messa a dura prova. Prima il nein di Angela Merkel all’estero e ora le resistenze in patria delle varie corporazioni nella battaglia, giusta e lodevole, del governo sulle liberalizzazioni. Monti, però, si sta dimostrato alquanto furbo, ricorrendo a metodi davvero cinici [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2196&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Questi sono giorni in cui la popolarità del Presidente del Consiglio Mario Monti è messa a dura prova. Prima il nein di Angela Merkel all’estero e ora le resistenze in patria delle varie corporazioni nella battaglia, giusta e lodevole, del governo sulle liberalizzazioni. <span id="more-2196"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Monti, però, si sta dimostrato alquanto furbo, ricorrendo a metodi davvero cinici per uscire dall’angolo, primo fra tutti la retorica falsa e melensa della lotta all’evasione fiscale. Già il 7 gennaio se ne era uscito dicendo che «Le mani in tasca agli italiani le mettono gli evasori», aggiungendo che: «L&#8217;espressione corrente di &#8220;mettere le mani nelle tasche degli italiani&#8221; non mi ha mai persuaso». Ebbene, 11 giorni dopo ha replicato dicendo che chi non paga le tasse «offre ai propri figli un pane avvelenato» perché «li renderà cittadini di un Paese non vivibile». Per carità, in un paese ad alta evasione fiscale e con i conti pubblici disastrati com’è l’Italia è del tutto naturale che un governo si prodighi per recuperare quanto dovuto all’erario. Quello che è del tutto inaccettabile è la propaganda governativa mirante ad additare lavoratori autonomi, proprietari di suv o di natanti al pubblico ludibrio. Del resto, da sempre il potere ha sempre cercato di mettere i propri sudditi gli uni contro gli altri applicando la strategia del divide et impera. E oggi più che mai riesce nel proprio intenti, grazie a quella macchina opaca e complessa che è lo Stato moderno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Sì, perché lo Stato, come diceva l’economista francese Frederic Bastiat, è quella grande finzione in forza della quale tutti vivono alle spalle di tutti. E più esso si espande e più finisce per alimentare una guerra di tutti contro tutti per la conquista delle prebende che esso stesso offre, fomentando continuamente la discordia fra i cittadini, come dimostra quanto sta facendo il governo italiano. Non è davvero tollerabile asserire, come fa Monti, che le mani in tasca agli italiani non le mette lo Stato, quando la tassazione totale sulle imprese raggiunge il 68,6%. Così come è intollerabile esibire tabelle con medie nazionali in cui si evince che professionisti e piccole imprese guadagnano meno dei lavoratori dipendenti. Medie che i telegiornali esibiscono con malcelato gusto per la gogna e che lo stesso Attilio Befera ha definito non veritiere a Matrix l’11 gennaio. Basti pensare che una volta tolti i professionisti che muoiono e quelli che iniziano l’attività, che in un anno costituiscono ben il 50% delle attività stesse, quelle medie statistiche salgono non poco. Inoltre, occorre tenere conto che nel sud i redditi sono più bassi, il che contribuisce ad abbassare la media, e che nelle aziende familiari i redditi delle singole persone rilevati dalle statistiche non coincidono con quelli dell’azienda, costituiti dalla somma dei redditi di più familiari.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La verità è che lo stato italiano scarica sull’evasore la sua incapacità di semplificare il suo sistema fiscale; un sistema che, come sostiene Befera, va riformato profondamente, poiché genera grande incertezza, complicando la vita a contribuente e fisco. Spesso, nel contenzioso fiscale occorrono più di 1000 giorni per stabilire chi ha ragione e, quel che è peggio, lo Stato italiano cerca di compensare la sua follia normativa con provvedimenti che rasentano lo Stato di polizia. Chi va in contenzioso si vede da subito bloccati i pagamenti da parte dello Stato (es. rimborsi INPS), deve subito versare il 30% della cifra contestata (cosa non richiesta alla controparte statale), mentre il giudice fiscale non è terzo in quanto appartenente all’amministrazione tributaria. Inoltre, gli incentivi a chi esegue i controlli non vengono dati in base al riscosso, ma all’accertato e ciò fa sì che gli ispettori del fisco, in virtù di una normativa incerta e soggetta a interpretazione discrezionale, interpretino tali norme in modo da “accertare” importi elevati per effettuare concordati da una base di partenza più alta possibile. Aggiungiamo che lo Stato deve oltre 70 miliardi € alle imprese per servizi da esse prestati e che occorrono anni per riscuotere dal medesimo i crediti Iva, ed ecco che la retorica antievasione fa acqua da tutte le parti, soprattutto se a fronte di aliquote proibitive ci sono servizi pubblici scadenti e che le somme riscosse dalla lotta all’evasione non vanno a diminuire l’onere di chi le tasse le paga, ma finiscono nel calderone della spesa pubblica. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Per questo, è del tutto inaccettabile il tono pedagogico con cui Monti si rivolge agli italiani mostrandosi disgustato per l’uso dell’espressione “mettere le mani in tasca”, ritenuta non a caso volgare anche da un altro tecnocrate come Romano Prodi. E ancora più inaccettabile è vedere il successo che Monti riscuote alimentando l‘odio di tutti contro tutti attraverso la retorica della guerra santa all’evasione fiscale presso un’opinione pubblica incline all’invidia sociale; aiutato in questo da una giurisprudenza fiscale di cassazione e corte costituzionale che dà sempre ragione allo Stato.<br />
Per chi è liberale, tutto questo è intollerabile. Come ha ricordato Oscar Giannino sempre a Matrix l’11 gennaio, nel settembre del 1907, con una pressione fiscale di ben 21 punti inferiore a quella di adesso, Luigi Einaudi disse che: “La frode fiscale da parte del contribuente non si potrà considerare a tutti gli effetti reato fino a che essa sarà la reazione a uno Stato fiscale vessatorio”. Ogni tanto sarebbe il caso di ricordarlo a questo paese di aspiranti questurini.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(</span></span></em><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">La Voce di Romagna, 20/1/2012)</span></span></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/carlozucchi.wordpress.com/2196/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/carlozucchi.wordpress.com/2196/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/carlozucchi.wordpress.com/2196/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/carlozucchi.wordpress.com/2196/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/carlozucchi.wordpress.com/2196/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/carlozucchi.wordpress.com/2196/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/carlozucchi.wordpress.com/2196/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/carlozucchi.wordpress.com/2196/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/carlozucchi.wordpress.com/2196/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/carlozucchi.wordpress.com/2196/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/carlozucchi.wordpress.com/2196/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/carlozucchi.wordpress.com/2196/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/carlozucchi.wordpress.com/2196/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/carlozucchi.wordpress.com/2196/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2196&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Carnevalata dei Befera Boys: le idee liberali finite sotto le macerie del berlusconismo</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 10:17:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[La mancata autorizzazione all’arresto di Nicola Cosentino da parte della Camera dei Deputati è stata vissuta e dal Pdl e da Silvio Berlusconi come una vittoria. Adesso, non è mia intenzione addentrarmi nel merito della vicenda, ma vorrei sottolineare come da tempo, il centrodestra festeggi solo “vittorie” di questo tipo. Per quasi un anno Berlusconi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2191&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La mancata autorizzazione all’arresto di Nicola Cosentino da parte della Camera dei Deputati è stata vissuta e dal Pdl e da Silvio Berlusconi come una vittoria. Adesso, non è mia intenzione addentrarmi nel merito della vicenda, ma vorrei sottolineare come da tempo, il centrodestra festeggi solo “vittorie” di questo tipo. <span id="more-2191"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Per quasi un anno Berlusconi e il Pdl, con annessa stampa amica, hanno menato vanto per l’ottenimento di voti di fiducia alla Camera, che attestavano soltanto l’esistenza di una maggioranza paralizzata retta da peones, il cui unico scopo era (ed è) quello di completare la legislatura per far scattare pensioni e vitalizi vari. Capisco che, da imprenditore, il Cavaliere sia abituato a ostentare fiducia, ma quando le cose vanno male il marketing non basta più e le professioni di ottimismo finiscono per suonare beffarde e irritanti. Tanto più se si vantano risultati tipo il record di permanenza a Palazzo Chigi (periodo 2001-2006), numero di fiducie ottenute o complimenti di rito ricevuti dall’Europa per manovre a base di tasse poi bastonate dai mercati.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Al posto delle riforme liberali a lungo sbandierate che avrebbero dovuto mettere a dieta Stato e burocrazia, abbiamo visto politici di centrodestra vantarsi in televisione per aver speso più denaro pubblico per i più svariati motivi, il debito pubblico medio giornaliero sempre in crescita quando al governo c’era Silvio Berlusconi, per non parlare dello spazio politico e mediatico concesso a Giulio Tremonti, il cui statalismo deleterio non si è limitato all’azione di governo, ma, cosa altrettanto grave, ha acquisito dignità nel deserto culturale di Forza Italia prima e del Pdl poi. Liberalizzazioni e concorrenza ridotte al rango di parolacce e le tasse, lungi dal diminuire, sono aumentate perché dovevano sempre correre dietro a una spesa pubblica fuori controllo. Il tutto, alla faccia della rivoluzione liberale promessa. Una rivoluzione liberale di cui il paese aveva e ha tuttora disperato bisogno e i cui valori sono stati deturpati proprio dalle promesse tradite dei governi Berlusconi, che a forza di predicare la rivoluzione liberale e fare l’esatto contrario hanno finito per gettare cattiva luce sulle idee liberali in un paese in cui per tradizione sono già alquanto fragili.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Insomma, al fallimento dei quasi 10 anni di governo, Berlusconi aggiunge anche quello culturale che coinvolge tutti i 17 anni della sua esperienza politica. Un fallimento testimoniato in questi giorni dalle reazioni seguite alla carnevalata fuori stagione dei Befera Boys, consumatasi a Cortina il 31 dicembre. L’iniziativa, inutile e demagogica, è di quelle tipiche di uno Stato che ha la necessità di sopperire alle sue gravi inefficienze con azioni propagandistiche il cui unico scopo è quello di alimentare il consenso attraverso l’invidia sociale. È inutile fare azioni eclatanti di accertamento quando il nostro fisco non riesce a riscuotere più del 10% di quel che accerta, mentre sarebbe ora di riordinare la giungla di esenzioni ed eccezioni che creano incertezza a fisco e contribuenti. Ma al di là di questo, tale operazione è stata fatta da un governo e da un’agenzia delle entrate entrambi consci del fatto che facendo leva sull’invidia sociale avrebbero riscosso consensi presso un popolo che pensa che gli evasori sono sempre gli altri e gli altri sono sempre evasori, e se qualcuno è ricco è perché deve aver senz’altro rubato. Ma il fatto di acquisire consenso facendo leva sull’invidia sociale dimostra come 17 anni di berlusconismo abbiano prodotto zero risultati nella diffusione delle idee liberali. Del resto, di che sorprendersi. Sul fronte della battaglia delle idee non si è fatto nulla, pensando che il marketing elettorale, oltre che a vincere le elezioni, bastasse anche a governare. Chi aveva idee proprie è stato emarginato a vantaggio di chi magari bucava il video pur senza aver nulla da dire, per non parlare del reclutamento di personaggi di dubbia (sic!) moralità purché in possesso di pacchetti consistenti di voti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Alla luce di tutto questo, serve a poco lamentarsi del governo Monti, chiamato tra l’altro a rimediare a tre anni di mala gestione tremontiana dell’economia. Occorre prendere atto che sulle idee liberali pesano le macerie del berlusconismo e che una loro affermazione in Italia non può non passare da una battaglia ideale, affinché i valori della persona e dell’impresa sostituiscano quelli dello Stato e Attilio Befera non sia il modello unico di virtù da seguire. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(</span></span></em><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">La Voce di Romagna, 16/1/2012)</span></span></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/carlozucchi.wordpress.com/2191/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/carlozucchi.wordpress.com/2191/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/carlozucchi.wordpress.com/2191/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/carlozucchi.wordpress.com/2191/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/carlozucchi.wordpress.com/2191/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/carlozucchi.wordpress.com/2191/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/carlozucchi.wordpress.com/2191/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/carlozucchi.wordpress.com/2191/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/carlozucchi.wordpress.com/2191/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/carlozucchi.wordpress.com/2191/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/carlozucchi.wordpress.com/2191/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/carlozucchi.wordpress.com/2191/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/carlozucchi.wordpress.com/2191/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/carlozucchi.wordpress.com/2191/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2191&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Liberalizzazioni: avanti senza tentennamenti, ma il governo Monti parla con lingua biforcuta</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 09:32:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Liberalizzazioni, che passione. Come era prevedibile, al solo pronunciare la parola si è scatenata la sollevazione corporativa. Il Presidente del Consiglio Monti ha proposto il disarmo unilaterale di tutte le corporazioni. Proposta giusta, ma l’impressione è che sia stata fatta con lingua un tantino biforcuta. A tal riguardo, mi ha fatto pensare il Ministro dello [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2188&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Liberalizzazioni, che passione. Come era prevedibile, al solo pronunciare la parola si è scatenata la sollevazione corporativa. Il Presidente del Consiglio Monti ha proposto il disarmo unilaterale di tutte le corporazioni. Proposta giusta, ma l’impressione è che sia stata fatta con lingua un tantino biforcuta. <span id="more-2188"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">A tal riguardo, mi ha fatto pensare il Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, che nei giorni scorsi se n’è uscito con lo slogan “Un decreto al mese e liberalizzeremo l’Italia”. In un paese in cui da sempre esistono figli e figliastri come è l’Italia, un metodo simile è alquanto sospetto. Se si vuole davvero liberalizzare, lo si faccia con un maxi-provvedimento che riguarda tutti i settori, non con uno alla volta. Sì, perché con il metodo “un decreto al mese” i destinatari dei provvedimenti di liberalizzazione hanno la certezza di essere esposti alla concorrenza, mentre la liberalizzazione dei settori di cui magari sono utenti-consumatori è solo sulla fiducia. Certo, Passera ha detto che il mese prossimo sarà il turno di un’altra categoria, ma l’esperienza insegna che spesso, in Italia, la fiducia è esercizio quanto meno temerario, in quanto le cose vengono spesso lasciate a metà. Tanto più quando un ex-banchiere come Passera, nell’elenco delle liberalizzazioni da fare omette sempre la voce banche.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Inoltre, l’Italia è un paese in cui le decisioni vengono spesso prese sull’onda dell’emotività e, cosa ancora più grave in questi casi, all’insegna della ricerca del capro espiatorio. Proprio per questo, il sospetto che i provvedimenti di liberalizzazione siano mossi più da intenti punitivi che da propositi di un miglior funzionamento dei mercati non sempre è campato per aria. Anche perché si comincia sempre dalle categorie “protette” dal centrodestra, notoriamente più debole sul piano politico e con minori entrature nei settori ad alta protezione statale, come burocrazia, istruzione, banche, magistratura, sindacato, ecc. Possibile che ogni volta che si parla di liberalizzazioni si debba sempre iniziare con taxi, esercizi commerciali e farmacie? Per carità, specie riguardo a queste ultime sono il primo io a volere una liberalizzazione che consentisse a chiunque di aprire un’attività senza aspettare il permesso del burocrate di turno. Ma occorre ricordare che quest’estate un popolo impregnato di invidia e ideologia illiberale non ha trovato niente di meglio che votare sì ai cosiddetti referendum in favore del monopolio pubblico della gestione idrica e dei servizi pubblici locali. Fortuna che il referendum offriva più di una scappatoia e la situazione è rimediabile.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Insomma, l’ottica punitiva deve lasciare il posto a uno spirito autenticamente liberalizzatore. A un popolo del tutto a digiuno di cultura liberale andrebbero spiegati i vantaggi della concorrenza, che consistono non solo (e non necessariamente) in prezzi più bassi, ma anche in un’offerta più ampia e diversificata. Sì, perché talvolta il passaggio da un monopolio pubblico a uno scenario concorrenziale può comportare un aumento del prezzo del bene o del servizio liberalizzato, poiché in regime di monopolio pubblico il suo prezzo era tenuto artificialmente basso e il suo costo coperto dall’imposizione fiscale. Come diceva l’economista francese Frederic Bastiat, l’economia consiste in ciò che si vede e ciò che non si vede, ossia in ciò che vediamo realizzato e nelle occasioni che solo le persone dotate di spirito imprenditoriale sono in grado di cogliere a beneficio loro e di tutta la comunità. Ebbene, in un sistema concorrenziale, libero e senza ostacoli burocratici (l’esatto opposto dell’Italia di oggi), l’economia che non si vede riesce a diventare “visibile”, poiché la concorrenza è un processo di scoperta che crea conoscenza soprattutto pratica, ossia quella capacità di generare soluzioni ai problemi concreti che si autoalimenta. Infatti, a differenza di altre merci, la conoscenza estende i suoi benefici a più persone, tanto che, spesso, escludere altri dal loro godimento si rivela inefficiente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Oggi, purtroppo, l’Italia soffre non poco della mancanza di concorrenza, come si evince dal fatto che proprio la mancanza di soluzioni imprenditoriali fa sì che i problemi si trascinino. E fa veramente rabbia continuare a vedere gran parte dei politici di centrodestra battersi vigorosamente contro le liberalizzazioni e in difesa di quel sistema corporativo che la rivoluzione liberale promessa e invocata da Silvio Berlusconi avrebbe dovuto spazzar via. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(</span></span></em><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">La Voce di Romagna, 11/1/2012)</span></span></em></p>
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		<title>C’è sempre bisogno di un capro espiatorio. E allora dagli all’evasore</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 09:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Neanche due mesi fa Silvio Berlusconi lasciava Palazzo Chigi e tutti noi abbiamo un po’ pensato che il clima politico sarebbe migliorato. Nulla di tutto ciò, eppure un effetto positivo c’è stato: il Cavaliere ha perso il ruolo di capro espiatorio. Eppure, le polemiche non sono diminuite. Si sono semplicemente indirizzate verso chiunque osi accennare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2184&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Neanche due mesi fa Silvio Berlusconi lasciava Palazzo Chigi e tutti noi abbiamo un po’ pensato che il clima politico sarebbe migliorato. Nulla di tutto ciò, eppure un effetto positivo c’è stato: il Cavaliere ha perso il ruolo di capro espiatorio. <span id="more-2184"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Eppure, le polemiche non sono diminuite. Si sono semplicemente indirizzate verso chiunque osi accennare di volta in volta a qualsiasi ipotesi di riforma. E qui i nodi vengono al pettine: in mancanza dello specchietto per le allodole (Berlusconi) gli scontri polemici si dirigono verso la “sostanza delle cose”, ossia laddove vengono minacciati gli interessi più organizzati e perciò da più tempo sedimentati. Il governo ha abolito le pensioni di anzianità? I sindacati si sono rivoltati, soprattutto dopo che si è infranto il “sacro” rito della concertazione. Il governo vuole liberalizzare esercizi commerciali e professioni? Esercenti e ordini professionali insorgono. Il governo accenna a una riforma dell’articolo 18? I sindacati minacciano di tutto, con la solita Cgil che, per bocca del suo segretario nazionale Susanna Camusso, evoca lo spettro di tensioni sociali. Qualcuno pone il problema degli stipendi troppo alti dei nostri parlamentari? La corporazione dei politici, unanime come non mai, non ci sta e senza ritegno alcuno nega la cosa. Del resto, in un paese del tutto alieno alle regole e allo spirito della società aperta, è impossibile aspettarsi qualcosa di diverso dalla difesa ferocissima degli interessi parziali e corporativi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">E in un paese del tutto alieno allo spirito della società aperta è impossibile aspettarsi una visione ampia delle cose che guardi oltre il proprio “orticello”, così com’è impossibile non aspettarsi la ricerca di un capro espiatorio contro cui additare le cause di ogni problema. E in una situazione di grave crisi finanziaria dello Stato italiano, quale miglior capro espiatorio dell’evasore fiscale? Così, nei giorni scorsi, è stata condotta a Cortina un’operazione di indubbio successo sul piano propagandistico. Sul piano effettivo, si vedrà. A me hanno sorpreso non poco i toni trionfalistici di un opinionista acuto ed equilibrato come Pierluigi Battista, che sul Corriere della Sera di giovedì 5 gennaio si complimenta con le “sentinelle del fisco” per l’arguzia e la precisione chirurgica della loro iniziativa. In un paese in cui tra l’accertato e il riscosso c’è una differenza abissale sarebbe il caso di evitare trionfalismi prematuri. Solitamente, il fisco in Italia incassa solo il 10,4% di quello accertato, contro il 94% degli USA, il 91% dell&#8217;Inghilterra, l’87% della Francia, l’84% del Belgio, l&#8217;81% della Spagna, l&#8217;80% della Svezia, il 64% della Romania, il 58% della Turchia, il 44% dell&#8217;Albania e il 31% della Grecia. A causa delle lungaggini e delle farraginosità del contenzioso, in cui lo Stato soccombe tra l’altro 3 volte su 5, i procedimenti vanno spesso in prescrizione, mentre come ha ricordato Nicola Porro sul Giornale del 5 gennaio, avere un’auto di lusso a reddito zero di per sé non vuol dire nulla, poiché in Italia non avere reddito non significa non avere patrimonio, in quanto i redditi finanziari (Bot, azioni, ecc.) sono tassati separatamente dalla dichiarazione fiscale. E poi, qualche accertamento sarà fatto pure a capocchia, ma tant’è.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Dal punto di vista propagandistico, invece, il successo è stato innegabile. Il massiccio uso di personale in quel di Cortina per andare a scovare i proprietari di Suv con redditi da travet poteva essere evitato senza spese inutili: bastava incrociare i dati sulle auto costose (presenti nel cervellone dl Pra) con i redditi dei proprietari già in loro possesso. Qualche furbetto l’avranno pure preso, ma l’intento era quello di far vedere che lo stato c’è e lavora per noi. Peccato, però, che quel poco che viene recuperato dalla lotta all’evasione, non vada a diminuire l’onere di chi già le tasse le paga, ma finisce sempre nel calderone di una spesa pubblica fuori controllo. E poi, è bene ricordare che in Italia la pressione fiscale diretta sulle imprese supera il 45% (68% se si somma quella indiretta), contro il 28% della media dei paesi scandinavi, tradizionalmente ad alta tassazione complessiva. In quegli stati, è alta la tassazione sulle persone fisiche, che però è il frutto di un patto (rispettato) tra alte aliquote e un’efficienza nell’erogazione dei servizi pubblici che noi ci sogniamo. Ma in quei paesi hanno capito che solo producendo reddito attraverso basse aliquote sulle imprese possono creare quell’ammontare di risorse necessario ad alimentare un welfare generoso quanto efficiente.<br />
In Italia, invece, decenni di ideologia social-comunista hanno additato le imprese quale causa di ogni male e l’imprenditore come un reietto dedito solo allo sfruttamento e all’evasione fiscale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Risultato: l’Italia è il paese dell’area OCSE con la più alta tassazione sulle imprese. Così, con un debito pubblico enorme e un’economia strangolata da tasse e burocrazia, ci si riduce a sistemi di controllo da Stato di polizia, su conti correnti e con i limiti al contante a 1000 €, misura che non ha eguali in paesi come Germania, Gran Bretagna e Francia, mentre l’attività delle Fiamme Gialle si concentra sulle aree del nord (evasione stimata al 19% contro il 55% del sud), in base alla logica secondo cui si va a cercare in un certo posto solo perché lì c’è roba da prendere. Infischiandosene bellamente se questa roba è il frutto di quel duro lavoro su cui si fonda la costituzione italiana. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em></em> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(</span></span></em><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">La Voce di Romagna, 7/1/2012)</span></span></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/carlozucchi.wordpress.com/2184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/carlozucchi.wordpress.com/2184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/carlozucchi.wordpress.com/2184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/carlozucchi.wordpress.com/2184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/carlozucchi.wordpress.com/2184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/carlozucchi.wordpress.com/2184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/carlozucchi.wordpress.com/2184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/carlozucchi.wordpress.com/2184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/carlozucchi.wordpress.com/2184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/carlozucchi.wordpress.com/2184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/carlozucchi.wordpress.com/2184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/carlozucchi.wordpress.com/2184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/carlozucchi.wordpress.com/2184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/carlozucchi.wordpress.com/2184/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2184&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Si chiama ancora Europa, ma sembra tanto l’Urss</title>
		<link>http://carlozucchi.wordpress.com/2012/01/03/si-chiama-ancora-europa-ma-sembra-tanto-lurss/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 10:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Hanno suscitato non poco clamore le voci, seguite a un articolo del Wall Street Journal, relative alla presunta telefonata tra Giorgio Napolitano e Angela Merkel, con la quale quest’ultima premeva sul Presidente della Repubblica italiano affinché spingesse alle dimissioni l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Commentatori e opinionisti (ma non politici) di centrodestra hanno gridato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2181&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Hanno suscitato non poco clamore le voci, seguite a un articolo del Wall Street Journal, relative alla presunta telefonata tra Giorgio Napolitano e Angela Merkel, con la quale quest’ultima premeva sul Presidente della Repubblica italiano affinché spingesse alle dimissioni l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. <span id="more-2181"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Commentatori e opinionisti (ma non politici) di centrodestra hanno gridato al golpe, mentre Quirinale e cancelleria tedesca, com’è naturale, si sono prodigati smentire la notizia. Ciò nonostante, questo scenario appare, se non vero, quanto meno verosimile, perché quella di Angela Merkel è una richiesta che rientra nell’ordine delle cose, data la situazione venutasi a creare sui mercati finanziari. E anche il fatto che un po’ tutti i politici di centrodestra, Berlusconi in primis, abbiano considerato a parole poco credibile tale scenario senza imbarcarsi in una delle tante polemiche violente tipiche della vita politica italiana degli ultimi 20 anni, sembra costituire un ulteriore elemento di conferma della tesi avanzata dal Wall Street Journal.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Da quando non c’è più Berlusconi a fare da capro espiatorio, scagliarsi contro Angela Merkel sembra diventato lo sport preferito dagli italiani. Eppure, nell’ipotizzata richiesta da parte del cancelliere tedesco non trovo nulla di inopportuno. Invece di inveire contro la Merkel, proviamo un attimo a metterci nei suoi panni. Beh, anch’io al suo posto avrei fatto pressioni affinché il governo italiano, ormai del tutto paralizzato e ostaggio di un partito di incoscienti sconsiderati come la Lega, passasse la mano. Forse, non è ancora del tutto chiaro che condividere una moneta unica non significa, come ci aveva fatto credere Romano Prodi, diluire i propri problemi di bilancio pubblico in una sorta di calderone comune (l’euro) in grado di annullare come per magia il debito accumulato dal nostro Stato. No, purtroppo significa esattamente l’opposto, ossia che i guai di ognuno rischiano di mandare in rovina tutti. Il rischio di insolvenza di un paese, per di più con un’economia fra le prime 15 del mondo per dimensioni come è l’Italia, diventa un affare che coinvolge tutte le nazioni aderenti alla moneta in questione, ossia l’euro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Come ho scritto l’11 dicembre, in un contesto di moneta fiduciaria a corso forzoso, dove le sorti della propria economia sono legate al potere di emissione della propria banca centrale, cedere la sovranità monetaria significa cedere gran parte della sovranità politica. E con la scellerata adesione all’euro, proprio questo abbiamo fatto. Perciò, non mi sembra il caso di puntare più di tanto l’indice contro Angela Merkel. I veri colpevoli di questa situazione sono le classi politiche italiane degli ultimi 50 anni, che ci hanno lasciato in eredità il terzo debito pubblico del mondo, e l’euro, la cui struttura fa sì che i guai di un paese contagino anche gli altri, i quali hanno perciò tutti i motivi per andare a ficcare il naso in casa d’altri se questi non si comportano come Dio comanda. Purtroppo, l’adozione della moneta unica, che ben riflette la mania tutta moderna (e in particolare europea) di collettivizzare tutto, ha portato nazioni troppo eterogenee tra loro a condividere troppe cose. Nazioni, quelle europee, che già al proprio interno derogano continuamente al principio di proprietà privata per collettivizzare ogni aspetto della vita delle persone. San Tommaso, che era frate e aveva alle spalle l’esperienza secolare della vita monastica cristiana, era invece del parere che con la proprietà privata fosse più garantita la pace tra gli uomini, contentandosi ciascuno delle sue cose. Vediamo, infatti, che tra quanti possiedono qualcosa in comune, spesso nascono contese. E quel che è vero per i singoli, lo è altrettanto per le nazioni. Quanti più elementi politici si condividono, tanto più i rapporti tra nazioni si inaspriscono. E i conflitti che l’euro sta creando ne sono la dimostrazione. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Come diceva lo storico inglese Robert Conquest, per leggere Tolstoj non abbiamo avuto bisogno di confederarci con l’Unione Sovietica; una confederazione del genere, semmai, ci avrebbe impedito di leggere Solženicyn. Per più di 50 anni le nazioni europee sono andate d’amore e d’accordo e non è casuale che l’antipatia reciproca prevalga proprio quando, con la pretesa di farci essere più europei, una pletora di burocrati ottusi ci ha imposto l’adozione di una moneta unica, l’euro, che in questi giorni compie 10 anni. Ed è già pronto per la pensione. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(</span></span></em><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">La Voce di Romagna, 3/1/2012)</span></span></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/carlozucchi.wordpress.com/2181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/carlozucchi.wordpress.com/2181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/carlozucchi.wordpress.com/2181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/carlozucchi.wordpress.com/2181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/carlozucchi.wordpress.com/2181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/carlozucchi.wordpress.com/2181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/carlozucchi.wordpress.com/2181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/carlozucchi.wordpress.com/2181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/carlozucchi.wordpress.com/2181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/carlozucchi.wordpress.com/2181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/carlozucchi.wordpress.com/2181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/carlozucchi.wordpress.com/2181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/carlozucchi.wordpress.com/2181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/carlozucchi.wordpress.com/2181/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2181&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Essere onesti è bene, soprattutto quando si è liberali</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 09:43:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 23 dicembre, in un articolo che condivido in pieno, Giuseppe Ghini ha sottolineato come l’onestà sia una dote più legata alla persona che ai valori che essa professa. Sulla scorta di quanto sosteneva suo nonno, che divideva gli uomini in galantuomini e disonesti, Ghini, pur essendo anticomunista, ha più rispetto di un comunista che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2176&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il 23 dicembre, in un articolo che condivido in pieno, Giuseppe Ghini ha sottolineato come l’onestà sia una dote più legata alla persona che ai valori che essa professa. Sulla scorta di quanto sosteneva suo nonno, che divideva gli uomini in galantuomini e disonesti, Ghini, pur essendo anticomunista, ha più rispetto di un comunista che disdegna ogni privilegio che di un cattolico che predica valori cristiani, ma non disdegna privilegi moralmente discutibili, benché goduti in conformità alla legge. <span id="more-2176"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ebbene, anch’io, come Ghini, mal sopporto chi predica bene e razzola male e gli esempi da lui indicati li ho trovati del tutto pertinenti. Quel che vorrei aggiungere, però, è che parlare di onestà è un po’ come maneggiare la nitroglicerina, soprattutto quando l’analisi del comportamento dei singoli lascia il posto a quella del comportamento di una collettività. Sì, perché laddove non vige un comune sentire orientato alla libertà, sovente accade che le etichette di onesto e disonesto vengano appiccicate addosso a determinate categorie e non a determinate tipologie di comportamenti. Basti pensare a quanto accade in Italia, dove il Partito di Repubblica si sente da sempre in diritto di concepire la politica, non come una lotta tra opposti interessi ugualmente legittimi, bensì in termini di conflitto tra onesti e disonesti, ossia tra chi ha perciò il diritto di governare sempre e chi non ha il diritto di governare mai.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Laddove la mancanza di un’etica liberale lascia il posto allo zelo giacobino, l’onestà può essere foriera di conseguenze pericolose. Molto spesso, proprio in nome dell’onestà sono saliti al potere i dittatori più sanguinari. Si pensi, ad esempio, alla figura di Ho Chi Mihn, la cui onestà cristallina ne fece un leader in grado di condurre alla vittoria il Vietnam del Nord contro gli Stati Uniti. Peccato che la moralità integerrima di Ho Chi Mihn fosse la conseguenza dell’attaccamento a un’ideologia sanguinaria, il marxismo-leninismo, il cui carattere di religione terrena suscitava una devozione fortissima nei suoi seguaci e uno zelo particolare nei suoi sacerdoti, uno dei quali fu appunto Ho Chi Mihn. Stesso discorso vale per Adolf Hitler, se vogliamo cercare esempi al di fuori della tradizione giacobina. Tutti gli studiosi del nazismo, qualunque fosse la loro tendenza politica, concordano sul fatto che Hitler tutto fu meno che disonesto. Ha fatto ciò che ha detto come nessun altro politico, con una fermezza intellettuale e pratica inarrivabile. Eppure, nessuno può negare che egli sia stato il male assoluto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Certo, come dice giustamente Ghini, l’onestà è questione di uomini e non di ideologie professate. Ma se questo è vero, quello in cui l’onestà fa difetto rischia di essere un paese perduto per sempre. In realtà, qui entrano in gioco le istituzioni, siano esse politiche, economiche o giuridiche. Laddove tali istituzioni sono improntate allo statalismo e non alla libertà, gli uomini non saranno mai incentivati a comportarsi onestamente. Infatti, essere liberi significa sì poter agire come meglio si crede senza interferire con la libertà altrui, ma proprio in virtù del rispetto dell’altrui libertà, ognuno deve essere responsabile dei propri comportamenti e, in particolare, dei propri errori. I paesi in cui vigono istituzioni autenticamente libere sono proprio quelli in cui chi sbaglia paga per i propri errori e non può scaricare sugli altri le conseguenze di eventuali comportamenti irresponsabili. Laddove si privatizzano i profitti e si socializzano le perdite, come accade troppo spesso in Italia, allora la libertà è disgiunta dalla responsabilità e declina in permissivismo e lassismo nei costumi, rafforzando così l’incentivo alla disonestà. Inoltre, perché ci sia onestà, occorre anche che le cose funzionino e siano organizzate bene. Non più di un anno fa, si scoprì che il comune di Chicago funzionava a forza di nepotismo e corruzione. Ebbene, da uno studio del caso si scoprì che organizzazione e regolamenti erano talmente sbagliati che nepotismo e corruzione erano gli unici sistemi per far funzionare la macchina comunale. Insomma, a livello politico, libertà e raziocinio precedono e incentivano l’onestà. Del resto come diceva Gunnar Myrdal, padre della socialdemocrazia svedese: “Gran Bretagna, Olanda e i paesi scandinavi, dove oggidì la corruzione é assai limitata, ne avevano invece molta duecento anni fa e anche dopo, praticamente fino all’interludio liberale tra mercantilismo e moderno stato del benessere. Fu durante tale interludio liberale che sorse il tipo di Stato saldamente organizzato. Una delle sue caratteristiche era rappresentata da un sistema politico e amministrativo contrassegnato da un alto livello di integrità personale. Mentre sono stati accuratamente studiati i vari fenomeni della liberalizzazione della produzione e del commercio […] molto minore é stata l’attenzione per gli studiosi di storia politica ed economica per il modo in cui lo Stato, da corrotto, si venne trasformando nel forte e incorrotto Stato liberale”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In conclusione, è bene dare ascolto a Ghini quando ci ricorda che l’onestà dei singoli sta nel loro comportamento non nelle idee che professano, ma quando si passa dal singolo alla comunità e si entra così nell’ambito politico, allora la libertà deve venire prima di tutto, poiché laddove essa non alberga, vige l’onestà di chi, come Hitler e Stalin, ha sterminato milioni di persone senza intascarsi un centesimo. Un’onestà che non vorrei mai sperimentare sulla mia pelle. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em></em> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(</span></span></em><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">La Voce di Romagna, 28/12/2011)</span></span></em></p>
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		<title>La sinistra e il razzismo: doveroso lo sdegno, meschino il suo sfruttamento cinico</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 09:10:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Per quanto si possano registrare divisioni su come affrontare il problema immigrazione, non sembra azzardato affermare che i sentimenti di sdegno e di condanna nei confronti di Gianluca Casseri per l’uccisione dei due ambulanti senegalesi abbia accomunato la stragrande maggioranza degli italiani sinistri o destri che siano. Proprio per questo, le strumentalizzazioni politiche seguite alla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2171&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Per quanto si possano registrare divisioni su come affrontare il problema immigrazione, non sembra azzardato affermare che i sentimenti di sdegno e di condanna nei confronti di Gianluca Casseri per l’uccisione dei due ambulanti senegalesi abbia accomunato la stragrande maggioranza degli italiani sinistri o destri che siano. <span id="more-2171"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Proprio per questo, le strumentalizzazioni politiche seguite alla strage, culminate nella manifestazione di sabato 17 dicembre, appaiono davvero meschine e prive di ogni decenza. Mai come in occasione di questa strage orrenda, tirare fuori il razzismo è del tutto fuori luogo. L’azione di un uomo palesemente disadattato con problemi a relazionarsi con il prossimo (ma non per questo incapace di intendere e di volere), culminata con una tragedia, è stata sfruttata propagandisticamente con un cinismo intollerabile dalle vestali dell’antirazzismo, che sono partite in quarta. E così, si è messa in moto la macchina della piazza, da sempre ben oliata e alimentata dalla disponibilità di un popolo (bue) di fedeli &#8211; quello della sinistra &#8211; sempre pronto a scattare sull’attenti a ogni schioccar di dita dei caporioni dell’ex-Pci.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Infatti, Bersani era lì a sfilare, con a fianco Vendola, che ha approfittato del momento per invocare io diritto di voto agli immigrati. Senza entrare nel merito della cosa, quel che va rimarcato è che la partecipazione alla manifestazione per commemorare la morte di un uomo non dovrebbe fungere da teatro per rivendicazioni e dovrebbe essere vissuta in silenzio, scansando i microfoni in segno di dignità e dolore. Sempre che il dolore per la morte delle persone in questione sia sincero. Ma lo spettacolo osceno offerto sabato dai leader della sinistra fa sospettare del contrario. Sospetti infondati, per carità, ma in tal caso si eviti di far propaganda a sproposito e non si utilizzi i cadaveri di due ambulanti per scaraventarli contro la parte politica avversa, con cui si sta condividendo un’esperienza di governo, tra l’altro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Si è inveito contro il centro culturale di destra Casa Pound, reo di aver ospitato il Casseri in qualche occasione, come se i membri di Casa Pound fossero tenuti a sapere che di lì a qualche anno sarebbe andato giù di testa prendendo a fucilate il primo africano che incontrava sulla sua strada. Va bene che per le persone di destra vale il motto “non potevano non sapere”, però mai i centri di Casa Pound si sono segnalati per essere focolai di violenza, a differenza dei centri sociali a cui la sinistra politica e giudiziaria assicura da quarant’anni la più schifosa e ignobile impunità. Anzi, a Bologna, capitale culturale della sinistra, ufficiale e sovversiva, la sede di Casa Pound è stata data alle fiamme il 9 giugno 2009 mentre c’erano persone dentro ed è stato un miracolo che non sia morto nessuno. Chi sia stato nessuno lo sa e non sembra che ci sia molta curiosità di saperlo. Scommettiamo che se fosse morto qualcuno di sfilate non ne avremmo viste? E che dire del linciaggio a cui è stato sottoposto Camillo Langone, contro il quale si è persino invocato l’intervento dell’ordine dei giornalisti, dopo che sul Foglio aveva giustamente segnalato che se un italiano ha sparato a dei senegalesi, ciò non autorizza altri senegalesi a danneggiare motorini e cartelli stradali, gridando slogan carichi di odio e costringendo i negozianti ad abbassare le serrande? Quando Langone pretende “Che su questa vicenda dagli inquietanti tratti italofobi venga fatta piena luce, evidenziando omissioni e complicità a ogni livello, anche istituzionale”, beh, io lo pretendo con lui. E anzi, aggiungo che più che prendersela con qualche membro della comunità senegalese sarebbe ora di puntare il dito contro quel canagliume mediatico alimentato da un’intellighenzia di sinistra sempre più becera e faziosa, ormai abbandonata all’uso di una violenza verbale cieca e belluina che finisce per contagiare una sinistra politica senza spina dorsale piena di burocrati di partito buoni a nulla e capaci di tutto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Una sinistra che, dopo l’interregno montiano, si prepara a tornare al governo sospinta dal fallimento dell’epopea berlusconiana e dallo spostamento “a sinistra” delle idee della gente, avvenuto un po’ in tutto il mondo per effetto della crisi in atto. Una sinistra che sta ritirando fuori dai cassetti le antiche “certezze” comuniste, momentaneamente riposte in seguito al crollo del Muro di Berlino, e ne sta inventando altre come il razzismo, tanto più efficaci quanto più è falsa la loro esistenza. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(</span></span></em><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">La Voce di Romagna, 21/12/2011)</span></span></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/carlozucchi.wordpress.com/2171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/carlozucchi.wordpress.com/2171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/carlozucchi.wordpress.com/2171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/carlozucchi.wordpress.com/2171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/carlozucchi.wordpress.com/2171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/carlozucchi.wordpress.com/2171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/carlozucchi.wordpress.com/2171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/carlozucchi.wordpress.com/2171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/carlozucchi.wordpress.com/2171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/carlozucchi.wordpress.com/2171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/carlozucchi.wordpress.com/2171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/carlozucchi.wordpress.com/2171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/carlozucchi.wordpress.com/2171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/carlozucchi.wordpress.com/2171/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2171&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Tassazione dei risparmi: un tragico errore</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 09:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ottimo Baccarini ha ricordato che i numeri, purtroppo, hanno la testa dura e la memoria degli errori e degli sprechi del passato. Cosa, questa, che non viene ripetuta mai abbastanza in un paese, l’Italia, refrattario ai numeri e poco incline ad affrontare i problemi del paese in modo razionale. E se è vero che l’approccio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2166&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L’ottimo Baccarini ha ricordato che i numeri, purtroppo, hanno la testa dura e la memoria degli errori e degli sprechi del passato. Cosa, questa, che non viene ripetuta mai abbastanza in un paese, l’Italia, refrattario ai numeri e poco incline ad affrontare i problemi del paese in modo razionale. <span id="more-2166"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">E se è vero che l’approccio ad essi delle forze politiche più estreme (Lega e Idv) è spesso irrazionale e demagogico, è altresì vero che le forze politiche più moderate sono prigioniere di stereotipi economici errati, purtroppo comuni anche ad altri paesi. Uno di questi riguarda la tassazione sul risparmio; la cosiddetta tassazione delle rendite finanziarie. Il termine rendite è del tutto sbagliato e l’errore in questione non è di tipo terminologico, bensì concettuale. Infatti, la rendita “di posizione” indica quelle situazioni nelle quali il percettore di un reddito si trova a godere di un posizionamento di mercato in grado di metterlo al riparo dalla concorrenza, che si concretizza nella differenza tra il prezzo che può così spuntare e il prezzo (più basso) che si formerebbe in un contesto concorrenziale. Allora, qualcuno mi spiega perché la tassazione sui risparmi viene chiamata tassazione sulle rendite finanziarie?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il risparmio è la rinuncia a soddisfare un’esigenza presente per far fronte a bisogni futuri ed è la virtù che ha consentito la nascita e lo sviluppo del più potente motore di civiltà della storia umana, ossia del capitalismo. Il risparmio e la sua valorizzazione costituiscono l’essenza delle virtù dell’Occidente cristiano e non credo di esagerare dicendo che da quando Lord Keynes i suoi epigoni l’hanno messo sul banco degli imputati accusandolo di ogni male si sono poste le basi per il declino, non solo economico, ma anche morale della civiltà. Il fatto che la tassazione si accanisca sul risparmio, sia per quanto riguarda le imprese, sia per quanto riguarda le persone, dà luogo a una grave tendenza distorsiva, dando luogo a una doppia o tripla tassazione. Infatti, i profitti vengono tassati una prima volta come imposta sulle imprese e una seconda come imposte sul reddito nel momento in cui l’utile viene distribuito e, una volta percepito l’utile e soddisfatte le esigenze di consumo dell’imprenditore, la somma risparmiata, se investita in titoli o immobili, sarebbe soggetta a una terza ulteriore tassazione. E lo stesso accade per i redditi da lavoro autonomo o dipendente: una volta pagate le imposte sul reddito e soddisfatte le esigenze di consumo, ciò che rimane (risparmio), viene tassato nel caso sia investito. A fronte di questa fiscalità che scoraggia fortemente il risparmio e all’abbassamento dei tassi di interesse artificialmente praticato dalle banche centrali negli ultimi decenni, gli investitori sono stati indotti a indebitarsi e non a risparmiare. E la crisi finanziaria scoppiata nel 2007, dovuta proprio a un boom alimentato a debito e all’insufficienza di risparmio, testimonia come quelli che sono stati (e vengono) traditi siano proprio i fondamenti del capitalismo, con buona pace di coloro che in essi vedono le cause dei mali attuali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Se c’era una cosa di cui l’Italia poteva andare fiera era proprio la bassa tassazione sui risparmi e la prudenza delle nostre banche nel concedere mutui a clienti a rischio. Ebbene, ora l’Italia si prepara a tassare tutto ciò che può costituire una fonte di risparmio. Il mantra secondo cui occorre alzare le aliquote sulle cosiddette rendite finanziarie così da potere abbassare l’imposizione che grava sul lavoro (il c.d. cuneo fiscale) si basa sul luogo comune secondo cui il lavoro costituisce un fattore produttivo (il che è vero), mentre il risparmio costituirebbe una rendita. In realtà, le somme risparmiate (magari dagli stessi lavoratori) e messe a disposizione di chi le sa impiegare costituiscono il capitale di una nazione e il capitale è un fattore produttivo quanto il lavoro. Se si vuole penalizzare la rendita, si tagli la spesa pubblica improduttiva e si liberalizzi tutto il liberalizzabile, taxi e farmacie inclusi. Invece, in nome dell’equità questo governo si comporta come tutti gli altri andando a prendere dove trova. Con una logica simile a quella dei rapinatori. Simile ma non uguale, poiché se questi ultimi scelgono luoghi in cui la grana alberga, i governi italiani vanno a prendere dove è più comodo, ossia dai percettori di redditi fissi che non possono scappare, a differenza degli evasori grossi, spesso difficili da acchiappare. Certo, le tasse in una nazione devono tenere conto dei principi di efficienza e di redistribuzione della ricchezza, con i secondi che rispondono a logiche opposte rispetto ai primi. Purtroppo, in nome di un solidarismo di maniera, in Italia si è ecceduto nell’applicazione dei secondi, accanendosi su chi produce ricchezza. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il risultato, prevedibile, è che il perimetro dell’azione statale si è allargato e con esso le dimensioni di una burocrazia pervasiva e opprimente, mentre le imprese e i lavoratori sono soffocati da tasse e balzelli di ogni tipo e la spesa pubblica, dilatatasi oltre misura, rende sempre più famelici i gruppi di interesse. Il tutto, mentre tra i cittadini, sempre più tassati in cambio di servizi scadenti, i rapporti si inaspriscono sempre più nell’illusione che le cause dei propri disagi vadano ricercate in qualche categoria che si presti a fare da capro espiatorio ai mali del paese e non a uno Stato tanto più parassita quanto più i cittadini ripongono in esso le loro speranze. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em></em> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(</span></span></em><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">La Voce di Romagna, 16/12/2011)</span></span></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/carlozucchi.wordpress.com/2166/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/carlozucchi.wordpress.com/2166/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/carlozucchi.wordpress.com/2166/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/carlozucchi.wordpress.com/2166/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/carlozucchi.wordpress.com/2166/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/carlozucchi.wordpress.com/2166/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/carlozucchi.wordpress.com/2166/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/carlozucchi.wordpress.com/2166/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/carlozucchi.wordpress.com/2166/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/carlozucchi.wordpress.com/2166/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/carlozucchi.wordpress.com/2166/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/carlozucchi.wordpress.com/2166/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/carlozucchi.wordpress.com/2166/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/carlozucchi.wordpress.com/2166/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&amp;blog=2312261&amp;post=2166&amp;subd=carlozucchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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