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	<title>Carlo Zucchi blog</title>
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	<description>L'unica mano che ti puoi aspettare dallo Stato è quella che si infila nelle tue tasche</description>
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		<title>Un lungo filo rosso dal dopoguerra ai giorni nostri</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 07:52:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo squilibrato da tanto tempo temuto è arrivato. Per fortuna, senza gravi conseguenze, ma poteva andar peggio. La coincidenza temporale sarà casuale o forse no, ma fatto sta che le polemiche contro il premier Silvio Berlusconi hanno raggiunto punte d’astio intollerabili da parte, non solo di una sinistra giacobina, la cui indole totalitaria traspare a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&blog=2312261&post=1081&subd=carlozucchi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Lo squilibrato da tanto tempo temuto è arrivato. Per fortuna, senza gravi conseguenze, ma poteva andar peggio. La coincidenza temporale sarà casuale o forse no, ma fatto sta che le polemiche contro il premier Silvio Berlusconi hanno raggiunto punte d’astio intollerabili da parte, non solo di una sinistra giacobina, la cui indole totalitaria traspare a ogni piè sospinto, ma anche di chi, come Pierferdinando Casini, si professa da sempre moderato.<span id="more-1081"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La sua uscita sul fronte della difesa della democrazia dall’uomo nero di Arcore aveva toni da guerra civile. La sua difesa del premier senza se e senza ma seguita alla sua aggressione, pur doverosa, non può che suonare ipocrita. Di Casini non ho mai sopportato il modo ambiguo e bizantino di far politica tipico della peggior tradizione “poltronara” di stampo democristiano, ma ne avevo sempre apprezzato toni e misura. C’è da sperare che questo sia solo un incidente di percorso. Certo, Berlusconi usa spesso la clava e non la manda a dire. Ha fatto i suoi errori e tanti continua a farne. Le gaffes non si contano, specie all’estero, e nella sua azione di governo ha quasi sempre navigato a vista senza un’idea di paese chiara e definita. Eppure, tutto questo non giustifica minimamente la violenza dei toni dei suoi critici. Non giustifica chi, in preda all’odio di classe o alla delusione più che legittima per il suo operato, si rifiuta di vedere nell’azione della magistratura verso di lui una persecuzione politica. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Purtroppo, l’Italia è stato il paese di frontiera della Guerra Fredda. Un paese in cui è mancato un atto solenne e unificante che agisse da momento fondante delle proprie istituzioni. Come ben rilevato dall’ex-Ministro delle Finanze socialista Rino Formica: “In Italia il problema dell’equilibrio e della rappresentanza dei partiti è molto diverso da quello di altri paesi europei, perché i partiti non sono soltanto i portatori della volontà politica dei loro elettori, ma sono anche, nella loro differenza costitutiva, il fondamento della legittimità nazionale”. Fin dal 1946, l’anomalia dell’Italia sta nel fatto che essa è una nazione che trae la sua identità direttamente dalle forze che esprimono le differenti politiche, quando, invece, le istituzioni hanno il loro fondamento ultimo nel consenso di legittimità di tutte le forze politiche. Di fatto, Pci e partiti filo-occidentali si sono auto legittimati da sé. Privi di valori comuni hanno dato vita a una Costituzione contraddittoria e farraginosa, e la mancanza di soluzioni ai loro conflitti da ciò derivata ha fatto sì che non vi fosse alternativa ai compromessi e alle emergenze obbligate, come si venne a palesare soprattutto nel corso degli anni Settanta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In un contesto di legittimazione reciproca precaria come questo, l’operazione Mani Pulite, risoltasi con l’eliminazione per via giudiziaria di una delle due forze (il pentapartito) che reggevano il pilastro politico italiano, non poteva non determinare il rifiuto dell’elettorato anti-comunista nei confronti di un assetto politico, come allora si stava profilando, che vedeva gli eredi del comunismo padroni assoluti del campo a seguito di un’operazione giudiziaria i cui sospetti di indulgenza nei loro confronti apparivano ed appaiono evidenti. Da allora, tutti i leader delle forze anti-comuniste, da Craxi, a Forlani, da Andreotti a Berlusconi, sono stati fatti bersaglio di un’offensiva giudiziaria micidiale, con la Dc che venne distrutta in modo decisamente chirurgico, con i membri nelle grazie del gruppo Espresso-Repubblica usciti, essi soli, stranamente illesi dal ciclone di Mani Pulite.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Date queste premesse, che legittimazione reciproca ci può essere? Che credibilità può avere la magistratura, tanto più quando nelle sue file ha militato da protagonista nell’operazione Mani Pulite un personaggio come Antonio Di Pietro, il cui linguaggio da killer, della grammatica e non solo, ne fa una figura fuori posto un contesto democratico o semplicemente civile? La verità è che la sinistra non sa concepire un confronto politico che prescinda dalla demonizzazione dell’avversario, come dimostra la nascita dei girotondi all’indomani della vittoria del centrodestra nel 2001, movimento composto non solo da personaggi dell’estrema sinistra, ma anche da non pochi centristi dell’ex Margherita. Un movimento che ha fin da subito negato qualsiasi legittimità ad esistere a una classe politica di centrodestra e che, soprattutto, ha infettato con il suo odio l’intero centrosinistra nel corso degli anni. Stringi stringi, il lietmotiv della sinistra italiana si riassume nelle manette per l’avversario e nella difesa acritica e dogmatica di una costituzione sovietica, accusando di essere un dittatore in pectore chiunque voglia giustamente modificarla. Davvero Casini e il Partigiano Gianfranco (Fini) vogliono fare il “fronte democratico” con questa gente? Se è così, allora vuol dire che Berlusconi, pur con tutti i suoi difetti, rappresenta suo malgrado l’argine contro una parte del paese che si sente moralmente superiore all’altra, perché ha fatto propri i valori di una sinistra giacobina e totalitaria, che nell’immediato dopoguerra non disdegnava di mandare i nemici di classe sotto terra, e che oggi si “accontenta” di mandarli dietro le sbarre. O all’inferno se si chiamano Silvio Berlusconi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(La Voce di Romagna, 15/12/2009)</span></span></em></p>
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		<title>Il limite da mettere è quello alle emissioni di cialtronate</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 15:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Il summit sull’ambiente che si sta tenendo a Copenhaghen in questi gironi sembra destinato a concludersi con un nulla di fatto, almeno così è dato sperare da chi ha un minimo di buon senso. Si cerca di trovare un compromesso in extremis, giusto per salvare la faccia, sulla diminuzione di emissioni di Co 2 da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&blog=2312261&post=1074&subd=carlozucchi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il summit sull’ambiente che si sta tenendo a Copenhaghen in questi gironi sembra destinato a concludersi con un nulla di fatto, almeno così è dato sperare da chi ha un minimo di buon senso. Si cerca di trovare un compromesso in extremis, giusto per salvare la faccia, sulla diminuzione di emissioni di Co 2 da qui al 2050, quando sarebbe molto più opportuno abolire le emissioni di cialtronate che fuoriescono dalla bocca dei partecipanti a quei vertici costosi e inutili, per non dire deleteri.<span id="more-1074"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Quel che però deve preoccupare è il muro eretto dalla propaganda ambientalista di fronte alle tesi contrarie. Eppure, migliaia di scienziati sono molto scettici, non solo sull’aumento di anidride carbonica come causa dell’aumento delle temperature, ma anche sul fatto che le temperature aumentino così tanto come sostengono gli ambientalisti. Infatti, le statistiche vengono distorte dal fatto che le temperature vengono misurate in modo rilevante in quelle autentiche isole di calore che sono le città, le quali, però, occupano una superficie del pianeta assai modesta. Spostando un attimo l’attenzione all’inquinamento, è emblematico il caso di Milano, presa costantemente ad esempio per l’aria irrespirabile. Ebbene, in realtà l’aria di Milano va migliorando da decenni. Come ha sottolineato Francesco Ramella, ingegnere ambientale e collaboratore dell’Istituto Bruno Leoni, la situazione ambientale del capoluogo lombardo è in virtù delle innovazioni tecnologiche – assai migliore di quanto non fosse in passato: «Negli ultimi quindici anni la concentrazione di tutti I maggiori inquinanti si è drasticamente ridotta: il biossido di zolfo è passato da 38 a 5 mg/m3 (-87%);- il biossido di azoto è diminuito da 115 a 60 mg/m3 (-48%); l&#8217;ossido di carbonio è stato abbattuto, da 3,9 a 1,3 mg/m3 (-67%) e le polveri totali sospese sono state ridotte da 140 a 59 mg/m3 (-58%)». </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Questi sono dati accessibili a tutti, ma c’è da star certi che a nulla serviranno contro la propaganda terroristica degli ambientalisti. E poi, sei dati non confermano la teoria si possono sempre alterare. Infatti, nei giorni scorsi è emerso da conversazioni intercorse in una mailing-list tra membri dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) che questi signori sbattono scientemente dati falsi in pasto all’opinione pubblica allo scopo di avvalorare le proprie tesi catastrofiste. In un post di tal P.J., che cita un tal K., emerge quanto segue: “Non voglio vedere nessuno di questi studi nel report dell’I.P.C.C. K. ed io li terremo fuori in un modo o nell’altro, anche se dovessimo arrivare a ridefinire che cos’è un peer-review”, che, per la cronaca, è un processo con cui viene valutata la qualità di una ricerca, per decidere se pubblicarla su una rivista o finanziarla. Insomma, come nella miglior tradizione marxista, se i fatti non confermano la teoria, peggio per i fatti. Ebbene, anche dopo questa rivelazione questi signori continuano a dettare legge, sostenuti dai governi dei paesi più ricchi e importanti, non ultimo gli Stati Uniti di San Barack Obama, che, tra l’altro, sta “salvando” il suo paese dalla bancarotta con gli stessi metodi del tanto vituperato inquilino precedente, ossia inflazionando a più non posso. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Che c’entra l’inflazione, direte voi. C’entra, c’entra, visto che da Keynes a oggi quella stessa pubblicistica economica di sinistra che strizza l’occhio all’ambientalismo ha sempre raccomandato il credito facile come strumento di sviluppo dell’economia. Credito facile dispiegato attraverso emissioni di liquidità e ribasso del tasso di interesse al di sotto del suo livello naturale. Prima di tutto, queste politiche deprimono il risparmio incentivando i consumi, mettendosi con ciò in contrasto con le politiche raccomandate dagli ambientalisti basate sulla riduzione dei consumi. Ma quel che è più interessante è l’aspetto urbanistico della questione. Nelle Considerazioni sulle conseguenze della riduzione dell’interesse di John Locke, pubblicate alla fine del diciassettesimo secolo, l’autore sostiene che una riduzione artificiale del tasso di interesse legale al 4% (quello compatibile con le condizioni di mercato era all’incirca del 6%) avrebbe rafforzato il “monopolio dei banchieri di Lombard Street, che riceveranno il denaro dei risparmiatori all’interesse legale del 4%, ma lo presteranno a chi ne ha bisogno a un tasso ben più alto”. E ancora: “Inoltre, il monopolio del denaro implica la concentrazione dei fondi monetari nella capitale e nelle zone ad essa vicine…privando il resto del paese, e le campagne in particolare, dei finanziamenti necessari allo sviluppo del commercio in quelle aree”. E, poiché dove si concentrano le risorse si concentrano anche le attività, tutto questo contribuisce a spiegare come mai, in questi anni di tassi mantenuti artificialmente bassi, le campagne e, soprattutto i luoghi di montagna si siano andati spopolando, con grave danno per l’ambiente, mentre le città stanno scoppiando alle prese con quelle che geografi ed economisti chiamano diseconomie di agglomerazione, ossia i disagi dell’eccesso di concentrazione di popolazione, a partire di quello relativo all’aumento delle temperature. Quella concentrazione di popolazione (nelle città) che dà la (falsa) percezione di un mondo sovrappopolato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Come si vede manipolatori di credito e moneta e manipolatori dei dati ambientali sono fatti della stessa pasta. Creano false paure per farci vivere come pare a loro, facendo rientrare dalla finestra quelle idee collettiviste che la storia aveva cacciato dalla porta. Per questo, non ci possiamo permettere di abbassare la guardia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(La Voce di Romagna, 10/12/2009)</span></span></em></p>
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		<title>I nemici dei giovani sono posto fisso e salario minimo</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 08:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Le polemiche suscitate dall’articolo di Pier Luigi Celli apparso su Repubblica di lunedì 30 novembre sono state davvero tante e persino virulente. Tanto che lo stesso Celli si è sentito costretto a replicare con un altro articolo, meno pugnace del precedente come si conviene agli interventi di puntualizzazione e di chiarificazione di concetti già espressi.
In [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&blog=2312261&post=1066&subd=carlozucchi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Le polemiche suscitate dall’articolo di Pier Luigi Celli apparso su Repubblica di lunedì 30 novembre sono state davvero tante e persino virulente. Tanto che lo stesso Celli si è sentito costretto a replicare con un altro articolo, meno pugnace del precedente come si conviene agli interventi di puntualizzazione e di chiarificazione di concetti già espressi.<span id="more-1066"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In buona sostanza, Pier Luigi Celli ha invitato i giovani laureati a lasciare l’Italia al termine degli studi, dato che il Bel Paese non premia il merito e non offre molte opportunità per chi ha ambizione e voglia di fare. Naturalmente, sono piovute repliche più o meno piccate, soprattutto da esponenti politici dell’area di governo. Del resto, è del tutto normale non essere contenti di sapere che i giovani talenti sono spinti ad andarsene dal paese che si governa per mancanza di opportunità. In ogni modo, Celli ha semplicemente invitato i giovani neolaureati a fare quello che stanno già facendo da oltre un quindicennio. Certo, qualcuno, come Daniela Santanché, l’ha accusato di predicare bene e razzolare male, data la sua lunga carriera in enti statali e parastatali dove il merito quasi mai costituisce il criterio di selezione, ma l’Italia, si sa, è il paese in cui ogni predica è giusta e ogni pulpito è sbagliato. E poi Celli può sempre legittimamente replicare di aver lavorato bene e di aver raggiunto gli obiettivi prefissati. No, critiche di questo tipo portano poco lontano. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Poiché, da che mondo è mondo, l’università non sforna imprenditori ma tecnici qualificati e manager (o almeno così dovrebbe, in Italia il condizionale è d’obbligo), Celli ha centrato bene il problema focalizzandosi sui neolaureati, dato che la loro è la categoria più penalizzata dalle norme che regolano il nostro mercato del lavoro. Norme poste in atto avendo di fronte il mercato del lavoro degli anni Sessanta, imperniato sulla grande industria e con la necessità di tutelare un alto numero di operai non qualificati. Un laureato, invece, più che di tutele ha bisogno di opportunità. Posto fisso e salario minimo sono i suoi nemici principali. Una persona giovane, per il solo fatto di essersi laureato, vuol dire che ha combinato qualcosa e ha delle potenzialità, ma difetta di esperienza. Per questo non può pretendere il posto fisso. Quello di prova non è un periodo sufficiente per testarlo. Può essere sufficiente per capire se non è adatto, ma non se è adatto per un certo lavoro. La smania di proteggere tutto e tutti finisce proprio per ritorcersi verso i lavoratori dipendenti, perché chi ha capacità imprenditoriale e riesce ad avviare un’attività, nonostante le difficoltà a cui lo Stato italiano lo sottopone, riesce spesso a cavarsela. Ma non tutti hanno la capacità imprenditoriale e la propensione al rischio per avviare un’impresa. E proprio queste persone sono quelle maggiormente penalizzate da regole che pretendono paternalisticamente di tutelare tutti e non soddisfano nessuno. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Non è un caso l’ipertrofia del piccolo commercio, specie al sud, in cui ancora oggi si registrano troppi casi di commercio ambulante, non certo sintomo di un’economia industriale avanzata. Così come non lo è l’ipertrofia nel mondo delle professioni, dove il 50% di coloro che si dà alla libera professione, nel giro di 5 anni è costretto a chiudere. Ipertrofia di piccolo commercio e professioni, unita a quelle di co co co &amp; co co pro, che testimonia come l’entrata nel mercato del lavoro sia resa difficile da mille tutele che esistono solo sulla carta, ma che in realtà si traducono in mille rigidità. Infatti, è anche per leggi assurde come l’articolo 18 che in Italia le imprese rimangono piccole. E le piccole imprese, si sa, richiedono un personale tuttofare che affianchi l’imprenditore in più mansioni. Una sorta di piccoli imprenditori con o senza grandi titoli di studio formatisi sul campo e per questo molto produttivi. Ciò di cui è carente l’Italia sono imprese di medie dimensioni in grado di valorizzare maggiormente i laureati. Intendiamoci, qui non si vuole demonizzare la piccola impresa, che in questo periodo sta anche svolgendo una preziosissima funzione di ammortizzatore sociale, poiché, come detto, i loro dipendenti sono dei tuttofare insostituibili che l’imprenditore non può permettersi di licenziare. Il problema è l’ipertrofia di piccole imprese, che magari vorrebbero crescere, ma rimangono piccole per via di una burocrazia e di una legislazione sul lavoro che ne penalizza l’ingrandimento dimensionale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Insomma, Pier Luigi Celli ha dato un quadro esatto della situazione, ma ha, non so se volutamente, omesso quelle che per lui potrebbero essere le soluzioni al problema. È giusto invocare più meritocrazia, ma perché questa si affermi occorre premiare chi è bravo e lasciar fallire chi sbaglia. Insomma, più concorrenza. E questo può avvenire solo facendo fare passi indietro allo Stato. Infatti, lo Stato non fallisce e più esso è presente nell’economia, meno persone pagheranno per i propri errori. Inoltre, più lo Stato legifera a protezione di chi sbaglia, meno la concorrenza dispiegherà i suoi effetti benefici. Purtroppo, tra una sinistra prona al comunismo ottocentesco della Cgil e un centrodestra che per bocca del Ministro dell’Economia Tremonti invoca il posto fisso e per bocca del pur bravo Ministro del Welfare Sacconi difende la cassa integrazione, le prospettive sono tutt’altro che rosee. E quanto detto da Celli rischia di rimanere attuale per molto tempo ancora. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(La Voce di Romagna, 5/12/2009)</span></span></em></p>
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		<title>Strangolare abbracciando</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 08:41:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica estera]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 9 novembre scorso si è festeggiato il ventennale del crollo del Muro di Berlino, simbolo della Guerra Fredda. Due anni dopo sarebbe crollata l’Unione Sovietica, a suggellare la fine del comunismo. Ma a vent’anni di distanza dalla sua morte, il comunismo sembra godere in Europa e, soprattutto in Italia, di ottima salute.
Forse non tutti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&blog=2312261&post=1059&subd=carlozucchi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il 9 novembre scorso si è festeggiato il ventennale del crollo del Muro di Berlino, simbolo della Guerra Fredda. Due anni dopo sarebbe crollata l’Unione Sovietica, a suggellare la fine del comunismo. Ma a vent’anni di distanza dalla sua morte, il comunismo sembra godere in Europa e, soprattutto in Italia, di ottima salute.<span id="more-1059"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Forse non tutti sanno che le istituzioni europee si sono formate in un clima di convergenza tra l’allora presidente sovietico Mikhail Gorbaciov e i leader dei principali paesi socialisti dell’allora Cee, antesignana dell’attuale Unione Europea. Almeno questo ci racconta EURSS, il libro uscito nel 2007 per Spirali, scritto dall’ex-dissidente sovietico Vladimir Bukovskij e da Pavel Stroilov, giovane studente presso l’Università Statale di Studi Umanistici di Mosca, che dopo essere riuscito a trovare la password per entrare negli archivi della Fondazione Gorbaciov e carpire notizie riservate, ha dovuto chiedere asilo politico in Gran Bretagna. Del resto, la Russia di Putin per certe cose non è troppo diversa dall’Unione Sovietica. E nemmeno dall’UE, verrebbe da dire. In ogni modo, tutto ha inizio il 26 marzo 1987. Quel giorno il Politburo del Comitato centrale del Pcus decise per gli anni a venire la politica dell’Urss nei confronti dell’Europa occidentale, all’insegna dello “Strangolare abbracciando”. Preso atto del fallimento dell’esperimento sovietico e tenendo conto che gli altri regimi comunisti dell’Europa dell’est stavano già fraternizzando con l’Occidente, Gorbaciov tentò di strizzare l’occhio all’Europa occidentale per portarla nella propria orbita e sottrarla all’abbraccio mortale (per l’Urss) degli Stati Uniti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Insomma, una sorta di finlandesizzazione dell’Europa, a cui la NATO era d’ostacolo, per cui, l’obiettivo, più che dividere l’Europa occidentale dagli Stati Uniti, era eliminare questi dall’Europa. Per questo, furono contattati i leader dei partiti socialisti e comunisti occidentali, dal comunista italiano Alessandro Natta, al socialista spagnolo Francisco Ordoñez, ai tedeschi Hans-Jochen Vogel e Willy Brandt, passando per l’allora Presidente della Repubblica francese François Mitterrand, agli inglesi Kenneth Coats e Ken il rosso, al secolo Ken Livingstone. Secondo i propositi di Coats “La creazione di un’infrastruttura di cooperazione fra i due parlamenti (europeo e sovietico) consentirà […] d’isolare i leader di destra nell’Europarlamento (e in Europa), i quali contano sul crollo dell’Urss”. La strategia consisteva nel trasformare il Comecon (la Cee del Patto di Varsavia) in un mercato comune sul modello europeo e, contemporaneamente, modificare le strutture della Cee in direzione socialista così da creare un’omogeneità Cee e Comecon, creando così i presupposti per un’integrazione tra Europa occidentale ed Europa comunista. All’atto pratico, si trattava di influenzare in tutti modi la politica degli stati europei, consentendo alle forze più “progressiste” di arrivare al potere. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L’allora presidente della Commissione Europea Jacques Delors, attraverso l’amico Georges Berthoin, dette vita a una serie frenetica di incontri con l’Urss. A tal riguardo le parole di Berthoin con i sovietici sono eloquenti: “ Delors è un uomo in grado di influenzare la posizione degli altri paesi e dal quale dipende molto la futura posizione delle Comunità Europee”. Convinzione di Berthoin era che l’Europa dovesse avere un ruolo “autonomo” rispetto agli Usa, per ottenere il quale il sostegno dell’Urss era necessario. A tal riguardo, è emblematico lo scambio di idee avvenuto nel 1990 tra Gorbaciov e l’allora Primo Ministro francese Michel Rocard, che disse: “La nostra strategia a lungo termine consiste nell’indebolire il dominio americano in Europa. Vogliamo creare un reale contrappeso al dollaro americano, allora potremo comportarci non più in modo così conservatore nei confronti del terzo mondo”. Al che Gorbaciov rispose: “Dobbiamo guardare al futuro. Ciascuno deve fare la sua parte per la causa comune”. “Lei ha ragione”, rispose Rocard, “Ora la Francia e l’Urss sono complici nella causa per la pace”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Insomma, quelli furono i sentimenti che sovrintesero alla nascita delle istituzioni europee. Antiamericanismo e socialismo. Tanto che, nonostante il crollo dell’Unione Sovietica e il venir meno dell’esigenza di coordinare i processi di sviluppo di Cee e Comecon, l’Europa nacque sul modello sovietico. Il deficit democratico cresceva, la burocrazia si moltiplicava, menzogna e coercizioni aumentavano e i cittadini diventavano sempre più irrilevanti. Scopo del progetto, la costituzione di un super Stato europeo modello Urss. La stessa costituzione è lunga e fumosa come il Capitale di Karl Marx. Purtroppo, però, l’esperienza sovietica ci dice che gli esperimenti utopistici danno sempre risultati diametralmente opposti a quelli voluti dagli utopisti, soprattutto quando questi esperimenti non sono altro che il tentativo di una nomenklatura socialista in bancarotta di salvare il proprio potere. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(Ragioni dell&#8217;Occidente, 3/12/2009)</span></span></em></p>
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		<title>Il popolo come barriera alle élites politiche</title>
		<link>http://carlozucchi.wordpress.com/2009/12/01/il-popolo-come-barriera-alle-elites-politiche/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 09:41:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica estera]]></category>

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		<description><![CDATA[Contro le previsioni della vigilia, il referendum svoltosi domenica in Svizzera sul divieto assoluto di costruire nuovi minareti ha visto vincere i sì, con un chiaro 57,2%. Alla sorpresa registratasi in Svizzera, si sono aggiunte la rabbia e del mondo musulmano &#8211; e questo era prevedibile &#8211; e la delusione, mista a malcelata rabbia, di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&blog=2312261&post=1055&subd=carlozucchi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Contro le previsioni della vigilia, il referendum svoltosi domenica in Svizzera sul divieto assoluto di costruire nuovi minareti ha visto vincere i sì, con un chiaro 57,2%. Alla sorpresa registratasi in Svizzera, si sono aggiunte la rabbia e del mondo musulmano &#8211; e questo era prevedibile &#8211; e la delusione, mista a malcelata rabbia, di gran parte delle élites politiche e culturali europee.<span id="more-1055"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Indubbiamente, questo voto non è proprio il trionfo del liberalismo e della tolleranza che da sempre contraddistinguono la Svizzera e che dovrebbero contraddistinguere un’Europa che si proclama erede della tradizione cristiana e liberale. Eppure, questo oggi esprime l’Europa popolare. Le stesse elezioni tenutesi quest’anno, che hanno visto la forte crescita dei movimenti di estrema destra, avevano chiaramente lanciato un segnale chiaro e inequivocabile: il popolo, in nome del quale le élites europee antifasciste uscite dalla seconda guerra mondiale dicono di battersi, si è stufato. Si è stufato di un’integrazione imposta dall’alto da burocrati sordi a ogni lamentela proveniente dai cittadini dell’intero continente. Chi sostiene che un referendum di questo tipo non sia lo strumento ad hoc per risolvere i problemi dell’integrazione non dice il falso, ma il giudizio espresso domenica dai cittadini elvetici rappresentava l’unico strumento a loro disposizione per far giungere un messaggio forte all’orecchio dei propri governanti. Insomma, è inutile negarlo, l’immigrazione musulmana viene percepita con disagio e timore, con quest’ultimo che è via via aumentato a partire dall’11 settembre ed è cresciuto con gli attentati di Madrid e Londra. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Scorrendo i quotidiani di ieri, due articoli mi sono parsi degni di nota: il primo, su Repubblica a firma di Renzo Guolo, il secondo, sulla Stampa, a firma di Franco Cardini, le cui posizioni visceralmente avverse nei confronti della società aperta e del mondo libero sono arcinote, e che ha visto nella vittoria dei sì un pronunciamento contro i «simboli del potere islamico», mostrandosi per questo alquanto sconcertato. “Un campanile cattolico in Svezia significa forse che quel paese è passato al papismo? I templi buddhisti di New York simboleggiano il passaggio degli States alla fede di Gautama Siddharta? E la monumentale sinagoga di Roma significa forse che la città Eterna è in mano agli ebrei?”, ha tuonato Cardini, fingendo di non capire che di templi buddhisti negli States non si parla perché non destano problema alcuno e che le sinagoghe in Europa non sono da tempo fonte della benché minima preoccupazione, se non quella di proteggerle proprio dai fanatici dell’Islam. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Renzo Guolo, invece, ha giustamente rilevato che quello di ieri è: “Un pronunciamento che deve far riflettere anche quanti ritengono l’integrazione dell’Islam nelle società europee un corollario del nuovo pluralismo religioso e culturale che le caratterizza” e che “Il sì svizzero obbliga gli stessi musulmani a pensarsi meno in termini di comunità e più in termini di individui, trasformazione che presuppone anche il superamento di posizioni e leadership tese a mantenere rigidamente coese le comunità”. In effetti, rapportarsi con le persone musulmane non crea eccessivi problemi, una volta che s’impara a rispettare la loro cultura e la loro fede. Il problema nasce a livello di rapporti tra comunità. L’esperienza storica e quotidiana ci dice che quando la Umma (la comunità dei musulmani che trascende le loro nazionalità) viene e contatto con altre comunità, sorgono problemi spesso insormontabili e si giunge allo scontro, come si può notare da quanto avviene in diverse parti del mondo, da Israele, alla Nigeria e al Sudan, dalle Filippine, a Timor Est, passando per India e Xinijang, la regione sud-occidentale della Cina. E quanto sta accadendo in Europa, con gli attentati di Madrid e Londra, i disordini delle Banlieue parigine, le esperienze del Londonistan, della città svedese di Malmö e dell’Olanda dell’omicidio di Theo Van Gogh e della fuga ignominiosa (per l’Olanda stessa) dell’esule somala Ayan Hirsi Alì, è motivo di allarme crescente presso i cittadini del vecchio continente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Le reazioni di rabbia del mondo islamico sono emblematiche. Certo, è vero che questo sì non è un esempio di tolleranza, ma se la tollerantissima Svizzera è giunta fino a questo punto, all’interno del mondo islamico dovrebbero chiedersi come mai ciò sia accaduto. E se tutto questo non sia accaduto proprio a causa del loro comportamento verso le comunità degli “infedeli”. Ma il fatto che non se lo chiedano significa, evidentemente, che non è nelle loro “corde” pensare in questi termini. Del resto, di che sorprendersi. L’Islam si è sempre espanso sottomettendo a forza gli “infedeli”. Non conosce altro modo di rapportarsi con altre comunità se non sottomettendole. Ebbene, è ora che questa gente cambi registro, e se è necessario il bastone invece della carota per farglielo capire, lo si usi. Peccato, però, che la difesa dell’Europa e della sua identità sia nelle mani di élites politiche e culturali in maggioranza giacobine e anticristiane che non fanno altro che alimentare quell’odio di sé che sta distruggendo l’intero continente. E il referendum di domenica ci ha confermato una volta di più che, come barriera, non è rimasto che il popolo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(La Voce di Romagna, 1/12/2009)</span></span></em></p>
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		<item>
		<title>Brunetta, gli statali e le tasse. Lo Stato come gli evasori</title>
		<link>http://carlozucchi.wordpress.com/2009/11/26/brunetta-gli-statali-e-le-tasse-lo-stato-come-gli-evasori/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 15:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Poiché sono stato citato nella risposta del direttore all’articolo di Simone Mariotti apparso sulla Voce di ieri, anch’io vorrei aggiungere il mio contributo al dibattito su statali ed evasori fiscali. Dibattito che, una volta sviluppato con la risposta del direttore, non poteva non portare al peso che lo Stato ha nell’economia italiana, con tutto il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&blog=2312261&post=1050&subd=carlozucchi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Poiché sono stato citato nella risposta del direttore all’articolo di Simone Mariotti apparso sulla Voce di ieri, anch’io vorrei aggiungere il mio contributo al dibattito su statali ed evasori fiscali. Dibattito che, una volta sviluppato con la risposta del direttore, non poteva non portare al peso che lo Stato ha nell’economia italiana, con tutto il corollario di disagi che questo comporta per chi produce ricchezza.<span id="more-1050"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In particolare, a me preme far notare alcune ambiguità presenti nelle argomentazioni solitamente addotte nella lotta contro gli evasori fiscali. L’aria da questurino zelante con cui certi pasdaran della lotta all’evasione lanciano i loro strali dagli schermi televisivi la trovo del tutto fuori luogo. In quanti sanno che fra Irpef, imposte indirette, bolli e voci varie, gli italiani versano allo Stato all’incirca due terzi di ciò che guadagnano? Di sicuro pochissimi. E come può un fisco non trasparente, che fa di tutto per nascondere ai propri cittadini quanto pagano veramente di imposte, pretendere di legittimarsi moralmente presso di essi. Chi nasconde ciò che fa, come fanno gli evasori, viene giustamente additato come disonesto. Ma lo stato italiano si comporta allo stesso modo. Con la differenza che, in virtù del monopolio legislativo di cui dispone, lo fa dopo aver predisposto leggi che gli consentono di agire in questo modo e lo mettono al riparo da qualsiasi contestazione. Così i paladini del principio di legalità sono contenti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ma chi accetta supinamente e ossequiosamente un fisco predatorio che ti porta via due terzi di quanto guadagna con il suo lavoro è un cittadino modello o è uno schiavo? Dal 1500, data di nascita dello Stato Moderno, all’inizio del 1900, l’imposizione fiscale è sempre stata al di sotto del 10% di ciò che oggi chiameremmo pil. Negli Stati Uniti, all’inizio del 1900, gli americani lavoravano per lo Stato un mese all’anno, oggi festeggiano il 30 aprile il giorno di liberazione fiscale. E noi festeggiamo ad agosto inoltrato. Purtroppo, il Novecento ha visto progressivamente aumentare il peso del fisco in tutto l’Occidente, perfino durante il ventennio 1980-2000 (tranne gli Usa, dove è rimasto stabile, non diminuito), nonostante le rivoluzioni reaganiana e thatcheriana. Fino al 1945 valeva il detto che al cittadino era più facile togliere sangue che denaro. Dal 1945 in poi si è sfatato questo luogo comune. E i cittadini? Usi a obbedir tacendo. Questo vorrebbero i paladini della lotta all’evasione. Ma “Usi a obbedir tacendo” è il motto dei Carabinieri, che, fino a prova contraria, sono militari! La verità è che il debordare dell’imposizione è conseguenza dell’espansione dello Stato Moderno, che una volta perfezionati i suoi meccanismi, si è rivelato la più efficace macchina di controllo del potere mai concepita, nella sua degenerazione totalitaria, come nella forma democratica. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Purtroppo, quanto scritto da Simone Mariotti è vero, diminuire le imposte è difficilissimo, e non solo per l’Italia. Una volta che lo Stato si espande non si ritira più. Però, nonostante sia difficilissimo, diminuire le imposte è doveroso. Con imposte così alte l’economia non cresce e, di conseguenza, i conti dello Stato peggiorano poiché le risorse per mantenere uno Stato elefantiaco non bastano. Del resto, il volano dell’economia non è la spesa pubblica o la creazione di moneta dal nulla, come sosteneva Keynes, ma la creatività imprenditoriale. È il libero operare di persone, gli imprenditori, che più di altri sanno trovare le soluzioni per soddisfare i desideri e risolvere i problemi quotidiani delle persone. Naturalmente, non lo fanno gratis, e non vedo perché non dovrebbe essere diversamente. E poiché i più bravi escogitano soluzioni per un numero spesso alto di persone, fanno profitti elevati. E lo Stato democratico novecentesco cosa fa? Lungi dall’incoraggiarli, li stanga perché sono ricchi, lisciando il pelo al popolo, al quale, invece di spiegare che è grazie alla libera iniziativa di persone ingegnose e tenaci che l’Occidente è diventato ricco, addita queste persone come ladri e sfruttatori, creando in tal modo i presupposti per giustificare un sistema di tassazione predatorio. Peccato, però, che un’impresa che chiude dia gettito zero all’erario e stipendio zero ai propri dipendenti, che finiscono invece per gravare sul bilancio pubblico come percettori di somme elargite dallo Stato a titolo di indennità di disoccupazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Certo, come anch’io non ho mancato di sottolineare nel mio articolo del 23 settembre “L’evasore non è un eroe, è un free rider la cui attività è tanto più efficace quanto più è svolta da lui e non da altri”. Eppure, l’esperienza ci insegna che alzare la voce in un’unica direzione ottunde le menti e rafforza i regimi più liberticidi. Il problema dell’evasione in Italia esiste, ma concentrarsi solo su quello senza tuonare contro una pressione fiscale intollerabile è delittuoso. La protesta contro il fisco esoso non è mai abbastanza forte, perché più essa è forte e organizzata e più lo Stato è disincentivato a rapinare i propri cittadini. Oggi la rapina è arrivata a due terzi del nostro reddito. Vogliamo che aumenti? Del resto, anche l’ex No global Luca Casarini, che quando si guadagnava da vivere attraverso una cooperativa finanziata da denaro pubblico sbraitava contro i capitalisti evasori, oggi cha ha aperto la partita iva giustifica commercianti e artigiani che fanno del nero, perché “Se no come si fa a vivere?”. Dal che si evince, una volta di più, che aprire la partita iva apre anche un po’ la mente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(La Voce di Romagna, 26/11/2009)</span></span></em></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/carlozucchi.wordpress.com/1050/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/carlozucchi.wordpress.com/1050/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/carlozucchi.wordpress.com/1050/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/carlozucchi.wordpress.com/1050/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/carlozucchi.wordpress.com/1050/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/carlozucchi.wordpress.com/1050/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/carlozucchi.wordpress.com/1050/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/carlozucchi.wordpress.com/1050/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/carlozucchi.wordpress.com/1050/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/carlozucchi.wordpress.com/1050/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&blog=2312261&post=1050&subd=carlozucchi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Brunetta, gli statali e un giornale che crea dibattito (di Simone Mariotti)</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 15:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Arrabbiato per un articolo elogiativo del ministro Brunetta e troppo sprezzante nei confronti degli statali scritto da Alessandro Spada (“Fannulloni addio grazie a Brunetta”), qualche settimana fa, un mio amico, D., scrisse al giornale, replicando al pezzo di Spada firmando una lettera appassionata. D. si opponeva al concetto di “statali fannulloni” nel modo in cui [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&blog=2312261&post=1040&subd=carlozucchi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Arrabbiato per un articolo elogiativo del ministro Brunetta e troppo sprezzante nei confronti degli statali scritto da Alessandro Spada (“Fannulloni addio grazie a Brunetta”), qualche settimana fa, un mio amico, D., scrisse al giornale, replicando al pezzo di Spada firmando una lettera appassionata. D. si opponeva al concetto di “statali fannulloni” nel modo in cui è stato veicolato dal ministro Brunetta e sosteneva che il vero cancro del paese era l’evasione fiscale, dimostrando nella sua lettera le mancanze dello Stato nei confronti della sua categoria, verso la quale non si usava tanto il sistema di “bastone e carota” di brunettiana memoria, ma solo il bastone. Il nostro direttore, rispondendo alla lettera, riconosceva che D. non rientrava chiaramente nella categoria dei fannulloni, ma nella sua replica scrisse: “Io sono un ultra liberista e al contrario suo penso che il cancro di questo paese sia lo statalismo e l’eccessiva tassazione, e non l’evasione fiscale”. Ne nacque un mini dibattito tra amici via mail, che riprendo per aggiungere un commento finale su una questione che, a mio avviso, resta assai complessa.<span id="more-1040"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">A D. io replicai dicendo:<br />
“Sul merito di quel che sostieni tra noi ne abbiamo parlato a lungo, e temo ci siano più brunettiani che sindacalisti. Però una cosa la devi rilevare. Fregni, pur con la sua idea diversa dalla tua, non ti ha risposto dicendo cose sbagliate. E come io credo, tu e quelli della tua Agenzia (le Entrate) siete gente che lavora e lui questo te lo riconosce. Il punto debole della tua difesa a spada tratta della categoria degli statali è che personalizzi forse troppo la cosa, dimenticando che per voi che lavorate sodo c’è una marea di altri uffici pubblici in cui i fannulloni abbondano, ma non da adesso, da sempre. E sai che ti dico, Brunetta è bravo (e rozzo al tempo stesso) soprattutto a propagandare quel<br />
che vorrebbe fare, ma mi sa che alla fine in concreto non combinerà nulla neanche lui. Con grande danno tuo, e degli altri che lavorano sodo, perché resterà la percezione che gli statali sono tutti un gruppo di privilegiati che, chissà perché, devono essere trattati in modo diverso da ogni altro lavoratore dipendente. E non è questione di essere brunettiani o berlusconiani né di essere sostenitori de La Voce (D. indicava Brunetta come “vostro grande ministro”, cioè di noi della Voce), e te lo dice uno che scrive su quello stesso giornale e che appena può al Berlusca lo attacca».<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">A questo punto si è inserito un’altro amico, M., pure lui un buon conoscitore del settore pubblico.<br />
«Bravo Simone, concordo molto con la tua risposta. Non concordo invece con una cosa della risposta di Fregni. Il nostro ultraliberista dice che il problema del paese è l’eccessiva burocrazia e non l’evasione fiscale. Trovo questo pensiero particolarmente pericoloso perché mette sullo stesso piano due argomenti molto diversi: giustissimo pensare che la burocrazia sia un male di questo paese, ma l’evasione fiscale è un reato e quindi non può essere un modo per combattere un problema, o no?».<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Sì o no? Il nocciolo della questione sta qui. Io sono propenso a dare ragione a M. su questo problema. Però, c’è un però. E il però è che da oramai oltre due decenni si cerca di arginare il debito pubblico, ce la si fa per un po’ e poi si torna indietro. Questo produce una situazione in cui, checché<br />
ne dica il centro destra, è di fatto impossibile ridurre la pressione fiscale. Sono certo che Berlusconi<br />
avrebbe voluto farlo, così come sono altrettanto certo che la sua è sempre stata solo demagogia allo stato purissimo, perché per essere attuata avrebbe voluto dire fare delle vere rivoluzioni liberali, molto delicate dal punto di vista del consenso elettorale, e per lui impossibili. Insomma, la pressione fiscale è pazzesca, e induce all’evasione, ma nessuno riesce mai a ridurla significativamente, cosa che ridurrebbe anche l’evasione. Di questo bisogna prenderne atto con realismo. Combattere l’evasione è ultra giusto e se c’è un settore che merita più risorse è certamente l’Agenzia delle Entrate, ma la soluzione non è solo lì, è anche lì. Fino a che la pressione fiscale resterà a questi livelli, per quanto forte possa essere l’azione di D. e dei suoi colleghi, il sommerso si ridurrà di poco.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">E allora anche il Direttore ha ragione, perché la burocrazia costa non solo in termini di spese vive, ma per tutto quel che produce come ricaduta sulla vita reale, specialmente delle aziende, e renderla più efficiente avrebbe benefici enormi che permetterebbero una parziale riduzione della pressione fiscale, e quindi dell’evasione. Purtroppo la politica italiana vive di demagogia e si spacciano come successi fiscali errori grossolani come l’abolizione dell’ICI, una delle tasse (federale, tra l’altro) i cui impieghi erano maggiormente controllabili dai cittadini e una delle meno soggette a evasione. Si esaltano, giustamente, i guasti della pubblica amministrazione, che però sono sempre una parte minoritaria rispetto a uno dei veri macigni che pesano sulle casse pubbliche: le pensioni del sistema previdenziale più generoso del mondo. Un sistema politicamente, perennemente intoccabile. Ma c’è qualcosa di ancora peggiore, che blocca tutto e tutti, il vero fardello sulle spalle del paese che rende impossibile ogni seria riforma: la cronica mancanza di legalità. Una mancanza politicamente trasversale e diffusa in ogni campo, dagli appalti all’informazione, da cose fondamentali come i controlli a tutti i livelli a quelle ritenute stupidamente più banali, come il non rispetto delle norme sulle affissioni e delle altre disposizioni elettorali, sistematicamente violate nel modo più spudorato. Un’illegalità dilagante in cui destra, centro e sinistra hanno sempre sguazzato ognuno nei loro feudi,<br />
ognuno, compresa purtroppo una buona fetta dell’elettorato medio, ritenendola non così grave se fatta per penalizzare la parte avversa. Ma come dicono da sempre i radicali: “dove c’è strage di legalità prima o poi ci sarà strage di popoli”: vuoi sotto le macerie di un palazzo abusivo e fatto di carta, vuoi per la disperazione per uno Stato finito in bancarotta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><em>E il direttore<br />
entra in pista<br />
</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Caro Simone e cari lettori, mi tirate in ballo e mi getto nelle danze. Non nascondo che col passare del tempo il mio ultraliberismo (forte in gioventù, poi annacquato negli anni universitari dall’influsso nefasto della “rossa” Bologna) si stia sempre più rafforzando portandomi ad appassionarmi ad idee che sfiorano l’anarcoliberalismo. Non sono ancora del gruppo di chi vorrebbe tutto privato, compreso l’esercito, le forze dell’ordine e la giustizia, ma ci vado pericolosamente vicino (e in questo devo dare ragione a M., dal punto di vista teorico sono un pericoloso sovversivo, nella pratica solo l’idea di violare una legge mi fa stare male). Invece di condire il discorso con dotte citazioni vado ad esporre un (mio) pensiero in maniera un po’ brutale. L’uomo è un animale sociale che trae vantaggi dalle relazioni con gli altri. Per la tutela delle proprietà, l’ordine pubblico e per la difesa di gruppi esterni, firma un contratto sociale. Nelle società moderne questo si esemplifica nella cessione di alcune nostre libertà ad un altro soggetto che, per proteggerci (ma col tempo i suoi “compiti” si sono allargati a dismisura), gestisce il monopolio legale della violenza. Qui Rothbard e altri, che sicuramente tanti in Italia ormai conoscono bene, dicono che è ora di finirla con questo stato tiranno, che le tasse sono un furto, che tutto dovrebbe essere privato ecc. ecc.. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> Non mi spingo fino a questo punto, dico però che agli evidenti problemi posti dalla crescita a dismisura dello Stato-Leviatano, nella modernità, si sono date due risposte. Nel mondo anglosassone si è sempre cercato di privilegiare l’individuo (con risultati alterni) e di difenderlo dagli abusi del Leviatano. In altri paesi occidentali si è incoraggiata la crescita del mostro ed è inutile dire che c’è un lungo filo rosso che unisce statalismo-comunismo-nazismo e via dicendo. Buttata giù la premessa “ciccospannometrica” veniamo al problema di cui si discute. L’evasione fiscale rappresenta un problema solo nel momento in cui il nostro intento politico sia quello di alimentare il Leviatano. Se invece, senza scomodare gli eccessi di Rothbard e amici che lo vorrebbero morto, ci poniamo in un’ottica politica di togliere cibo al mostro voracissimo, l’evasione smette di essere il nostro primo problema, che diventa invece quello di limitare le spese statali. Non è un caso che negli Stati Uniti, dopo i mesi di luna di miele, Obama venga ora descritto come un pericoloso comunista che vuole aumentare la tasse e togliere libertà ai cittadini. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In soldoni ritengo che una politica liberista dovrebbe portare ad uno snellimento della macchina statale con un forte impulso alla privatizzazioni, mantenendo una tassazione equa (attualmente siamo uno dei popoli più tassati del mondo) per difesa, ordine pubblico, creazione di pari opportunità e tutela dei più bisognosi. Su questo punto ha ragione Simone quando dice che questo Governo, votato a più riprese in questi anni “anche” per l’attuazione di una “rivoluzione liberale”, ha sempre avuto delle difficoltà a mettere in pratica quanto annunciato, soprattutto per motivi elettoralistici. Ma allo stesso tempo, ed è il dibattito di queste ore, appare evidente che si possono limare dalle spese, ma sarebbe meglio chiamarli sprechi statali. Si parla di una trentina di miliardi di euro che potrebbero permettere il promesso sgravio fiscale e dare ossigeno alla nostra economia. Sull’evasione fiscale non c’è dubbio che sia un reato, allo stesso tempo è un dato storico per l’Italia che la politica le abbia sempre concesso ampi spazi per permettere a tutta una serie di categorie di tirare avanti e contribuire al benessere del Paese. A questo punto l’obiezione classica è: “ma i dipendenti pagano tutte le tasse”. Giustissimo, ma perché? Si torna alla questione del monopolio legale della violenza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In questi giorni stiamo seguendo, attraverso gli articoli di Carlo Zucchi, la battaglia liberale del coraggioso Giorgio Fidenato (che è stato gradito ospite al giornale). Da imprenditore ha smesso di fare il gabelliere per lo Stato. Lui non versa le tasse per i suoi dipendenti, che teoricamente dovrebbero farlo autonomamente, ma l’agenzia delle entrare non accetta questi pagamenti. Fidenato è convinto di avere dalla sua la Costituzione, lo Stato è di altro avviso ed è iniziata un’interessante battaglia legale. In caso di vittoria di Fidenato potrebbe essere questo il primo tassello di una “rivoluzione liberale”. Io da cittadino e da grande contribuente (stando alle dichiarazioni dei redditi c’è poca gente in Italia che paga più tasse di me) non chiederei altro. Pensate che bellezza: ricevere tutto lo stipendio e versare le tasse con un rendiconto di come sono stati spesi quei soldi. Vedreste che “rivoluzione”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(La Voce di Romagna, 25/11/2009)</span></span></em></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Un altro passo nella battaglia per la libertà di Giorgio Fidenato</title>
		<link>http://carlozucchi.wordpress.com/2009/11/20/un-altro-passo-nella-battaglia-per-la-liberta-di-giorgio-fidenato-2/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri mattina, presso il tribunale di Pordenone, si è tenuta l’udienza che ha visto coinvolto Giorgio Fidenato, Presidente degli agricoltori federati del Friuli, chiamato in causa dall’Inps per il mancato versamento dei contributi previdenziali dei propri dipendenti.
Fuori dal tribunale c’era un gruppetto ben nutrito di una sessantina di persone di varie associazioni, tra cui il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&blog=2312261&post=1035&subd=carlozucchi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ieri mattina, presso il tribunale di Pordenone, si è tenuta l’udienza che ha visto coinvolto Giorgio Fidenato, Presidente degli agricoltori federati del Friuli, chiamato in causa dall’Inps per il mancato versamento dei contributi previdenziali dei propri dipendenti.<span id="more-1035"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Fuori dal tribunale c’era un gruppetto ben nutrito di una sessantina di persone di varie associazioni, tra cui il Movimento Libertario (di cui Fidenato fa parte) con il suo presidente Leonardo Facco, la Life (Liberi Imprenditori Federalisti Europei), da tempo impegnata in battaglie per la libertà d’impresa, un nutrito gruppo di Radicali e molti cittadini privati. Presenti anche le telecamere della Rai. Fidenato non vuole adempiere agli obblighi di legge relativi al suo ruolo di sostituto d’imposta, adducendo che ciò comporta il dover fare l’esattore gratis per conto dello Stato. In soldoni, Fidenato ha respinto al mittente le cartelle esattoriali degli ultimi 4 mesi. Così, ha dato ai suoi dipendenti &#8211; previo loro consenso &#8211; lo stipendio lordo, fornendo loro indicazione in merito a quanto e a dove pagare. Cosa che i dipendenti hanno fatto, ma l’agenzia delle entrate ha rifiutato il pagamento. Da qui l’autodenuncia di Fidenato e il ricorso dell’Inps, con l’udienza di ieri. L’intento di Fidenato è portare la disputa di fronte alla corte costituzionale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L’udienza si è conclusa con un rinvio al 28 gennaio 2010, ma con un provvedimento che lascia ben sperare Fidenato: la sospensione dell’esecutività delle cartelle esattoriali. Segno che, evidentemente, le motivazioni addotte da Fidenato non sono manifestamente infondate, altrimenti il giudice avrebbe immediatamente deciso di non porre alcuna questione di costituzionalità intimando lo stesso Fidenato di pagare il dovuto. Da Fidenato e i suoi legali trapela un certo ottimismo, in parte alimentato anche dagli esponenti della Life presenti a Pordenone che, a seguito dell’esperienza maturata in tante battaglie passate contro il fisco, conclusesi spesso con l’intimazione a pagare subito le cifre dovute, hanno sostenuto che la sospensione dell’esecutività delle cartelle esattoriali è un segnale significativo che può preludere a una sentenza positiva in favore di Fidenato. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ma quel che fa veramente specie è la pochezza delle argomentazioni presentate dall’avvocato dell’Inps Paolo Bonetti, che nella sua memoria difensiva ha scritto, tra l’altro, quanto segue: “Curioso poi, in mancanza di giurisprudenza a suffragio della tesi avversaria, è il richiamo alla dottrina, ravvisata negli scritti di un “economista-giurista francese”, tal Pascal Salin, delle cui capacità e curriculum certamente non dubitiamo, docente universitario “tra i maggiori studiosi viventi dei sistemi finanziari dello Stato”, di cui viene citato a piene mani un testo che è tutto un programma: La tirannia fiscale”. E ancora: “Ma citare in questo contesto un saggio economico, per quanto acuto, arguto ed interessante, classificandolo tra la dottrina, e poi citare tale Carlo Zucchi in un articolo del giugno 2009 su La Voce di Romagna, è come menzionare (ci sia consentita la provocazione) &#8211; sempre la dottrina &#8211; Woody Allen nei dialoghi che caratterizzano uno dei suoi capolavori: il dittatore del libero Stato di Bananas”. E che dire dell’accorata difesa del “Povero Regio Decreto 1827”, quello che consente ai poveri lavoratori italiani di vivere tranquilli e garantiti, che “Dopo 74 anni di intenso, costante ed onorato servizio, ne viene &#8211; per la prima volta – messa in dubbio la costituzionalità e tutto a causa della crisi economico finanziaria e, perché no, anche degli attentati alle Twin Towers e magari della bolla immobiliare o dei mutui subprime”. Insomma, questi sono gli argomenti contro Fidenato. Questi sono gli argomenti che lo Stato adduce per rapinarci. Qualche barzelletta in croce, che non ha nemmeno il pregio di essere spiritosa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">A conclusione dell’udienza, il commento di Giorgio Fidenato è: “Viviamo in una realtà dove non vengono rispettate le più elementari libertà individuali. Noi del Movimento Libertario non promettiamo diritti (mi devono fare, me li devono dare). La reazione dell’Inps è stata di una pochezza culturale, di un’arroganza intellettuale che ci ha detto in sostanza: “Come vi permettete voi di mettere in discussione una legge che da 70 anni assicura tranquillità ai dipendenti”. Se opereremo con coerenza e rigore intellettuale li smaschereremo, mettendo in luce le contraddizioni dello Stato. Qual è la norma giuridica e morale che mi obbliga a fare un lavoro per un altro. Se il 28 gennaio il giudice opterà per un rinvio alla corte costituzionale ci divertiremo, perché questi signori non hanno argomenti plausibili. Mi è capitato di fare dibattiti con sindacalisti e questi, che dovrebbero difendere i lavoratori dicono: “Ma con tutti quei soldi in mano non sapranno amministrarsi, andranno a spenderli”. Quando poi lo Stato incentiva la gente a giocarsi tutto al Superenalotto o al Gratta e Vinci. Bel modo di dare un futuro alla gente”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(La Voce di Romagna, 20/11/2009)</span></span></em></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/carlozucchi.wordpress.com/1035/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/carlozucchi.wordpress.com/1035/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/carlozucchi.wordpress.com/1035/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/carlozucchi.wordpress.com/1035/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/carlozucchi.wordpress.com/1035/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/carlozucchi.wordpress.com/1035/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/carlozucchi.wordpress.com/1035/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/carlozucchi.wordpress.com/1035/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/carlozucchi.wordpress.com/1035/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/carlozucchi.wordpress.com/1035/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&blog=2312261&post=1035&subd=carlozucchi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Si paga la mancanza di un’idea di paese</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 11:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[A quanto sembra, in Consiglio dei Ministri è un volare di stracci continuo negli ultimi tempi, soprattutto quando c’è di mezzo il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il tutto, considerando il momento assai difficile e delicato del Presidente del Consiglio, fiaccato dall’attacco concentrico di moglie, procure e fuoco amico rappresentato dalla voglia di poltrone di Bossi, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&blog=2312261&post=1026&subd=carlozucchi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">A quanto sembra, in Consiglio dei Ministri è un volare di stracci continuo negli ultimi tempi, soprattutto quando c’è di mezzo il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il tutto, considerando il momento assai difficile e delicato del Presidente del Consiglio, fiaccato dall’attacco concentrico di moglie, procure e fuoco amico rappresentato dalla voglia di poltrone di Bossi, dal cinismo di Fini e dalla rigidità dello stesso Tremonti.<span id="more-1026"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Certo, il carattere di Tremonti gioca un ruolo non indifferente in molte diatribe. Chi si crede il primo della classe è sempre un po’ antipatico per via di quell’eccesso di presunzione che sfocia spesso nell’arroganza. Ad esempio, alla richiesta di 1250 milioni € del Ministro Prestigiacomo per gli interventi a difesa del suolo pare abbia risposto esordendo con un “Cara Stefania, questo modo siciliano che hai di ragionare…”. Per carità, non sarò certo io a fare l’avvocato del modo siciliano di amministrare le risorse pubbliche, ma esprimere il medesimo concetto (i denari non ci sono) con parole diverse non avrebbe guastato. Peggio ancora è finita la diatriba tra Tremonti e Brunetta, con la minaccia di ricorrere ai calci nel sedere da parte del Ministro dell’Economia. Del resto, la rivalità tra i due è di antica data, e quando Tremonti se n’è uscito con un “Non si fa semplificazione con una nuova regolamentazione”, apriti cielo. Niente niente, prima di andare in Consiglio dei Ministri ci si fa gli sciacqui con l’acido muriatico? Così pare, evidentemente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Riguardo poi al resto della maggioranza, la politica di logoramento volutamente esercitata da Gianfranco Fini sta iniziando a dare i suoi frutti avvelenati. Per ora i sondaggi continuano a premiare Pdl e Lega, ma il lavorio ai fianchi di Fini, con l’aiuto dei poteri forti che da sempre guardano a sinistra, non può continuare. Fini sembra aver tutto l’interesse a boicottare la leadership berlusconiana, fregandosene bellamente dei destini del Pdl. Forte del fatto che mentre lui ha le mani libere per i suoi intrighi di palazzo, l’azione di governo e l’importante scadenza elettorale delle regionali impongono a Berlusconi quanto meno una tregua. Insomma, fino alle regionali Berlusconi è debole. Anche nei confronti di Bossi, i cui unici orizzonti sono da tempo (e forse da sempre) le poltrone e i posti di potere in ambito locale. Insomma, una sorta di Mastella del nord. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Certo, Bossi, Fini e il carattere di Tremonti si stanno rivelando ostacoli non di poco conto, ma prendersela solo con loro porta a poco. La verità è che il Pdl paga le sue carenze culturali e la mancanza di un’idea di paese. E se non si ha un’idea di paese è impossibile approntare una politica di rilancio della sua economia e della sua società. Mancando una linea guida, le riforme sono incoerenti tra loro, perché ognuna di esse finisce per essere un compromesso fra anime diverse e non sempre conciliabili. Inoltre, la mancanza di idee favorisce la politica di piccolo cabotaggio, facendo scivolare la politica stessa in un mero gioco di poltrone. Incolpare di tutto questo Berlusconi, però, è non solo ingeneroso, ma anche ingiusto. Se si ricorda il momento della sua discesa in campo, le politiche di Mrs Thatcher erano il suo cavallo di battaglia. Purtroppo, però, l’Italia ha difficoltà che la Gran Bretagna non ha. Il sistema politico italiano non è bipartitico, la nostra zona depressa (ogni grande paese ne ha una), il meridione, è molto più problematica di quella britannica (la Scozia). Ma, quel che più conta, in politica non s’improvvisa. L’esperienza di Mrs Thatcher è stata il frutto di una preparazione più che ventennale. Eletta nel 1979, ha costruito il suo percorso politico con l’ausilio fondamentale dell’Institue of Economic Affairs, nato nel 1955 per iniziativa dell’imprenditore Antony Fisher, che dopo aver letto La via della schiavitù di Friedrich von Hayek, volle incontrare l’autore parlandogli della sua intenzione di candidarsi con i conservatori. Al che Hayek gli suggerì che in parlamento il suo unico strumento sarebbe stato il singolo voto, che difficilmente sposta gli equilibri, mentre un think tank avrebbe avuto effetti più concreti, anche se ciò sarebbe avvenuto nel lungo periodo. La scelta ha pagato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ahimé, la storia in Italia è stata diversa. Berlusconi dovette scendere in politica in fretta e furia, ed eroicamente, a seguito dell’emergenza democratica determinatasi con mani pulite. Purtroppo, lo fece senza avere un progetto alle spalle, frutto di decenni di studi e progetti, perché a destra la cosiddetta società civile ha sempre disprezzato la cultura come roba da intellettuali di sinistra, salvo poi lamentarsi per tasse, burocrazia e quant’altro. Diversamente dai grandi industriali proprietari di grandi giornali, che hanno sempre privilegiato una cultura statalista e corporativa che garantiva le loro rendite, Berlusconi era il paria che ebbe il “torto” di salvare Montanelli dal baratro (e ripagato si sa come), e che ebbe successo nell’unica battaglia concorrenziale avvenuta in Italia: quella con Mondadori e Rusconi per la leadership dell’industria televisiva privata, come riconosce anche Franco Debenedetti nel suo La guerra dei trent’anni. Non è perciò un caso che il think tank finiano Fare Futuro sia un crogiolo di idee politically correct mutuate dalla sinistra, stataliste in economia e sessantottine in campo etico. Chi lavora nella giusta direzione, senza incrostazioni politicamente corrette, sono i ragazzi dell’Istituto Bruno Leoni. Certo, le loro idee liberiste non portano molti voti. Ma sono quelle giuste. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(La Voce di Romagna, 16/11/2009)</span></span></em></p>
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		<title>Ma quelle idee hanno ancora troppi seguaci</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 10:21:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlozucchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica estera]]></category>

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		<description><![CDATA[ All’indomani del crollo del Muro di Berlino, molti fecero l’errore di cercare di comprendere le cause del fallimento del socialismo reale. In realtà, occorrerebbe indagare sul perché il comunismo sovietico sia durato per ben 72 anni.
L’economista austriaco Ludwig von Mises capì, sin dai primi anni Venti, che il comunismo era un sistema sociale nel [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=carlozucchi.wordpress.com&blog=2312261&post=1020&subd=carlozucchi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> All’indomani del crollo del Muro di Berlino, molti fecero l’errore di cercare di comprendere le cause del fallimento del socialismo reale. In realtà, occorrerebbe indagare sul perché il comunismo sovietico sia durato per ben 72 anni.<span id="more-1020"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L’economista austriaco Ludwig von Mises capì, sin dai primi anni Venti, che il comunismo era un sistema sociale nel quale l’impossibilità di calcolo economico ne rendeva impossibile la realizzazione. Diversamente dall’economia di mercato, in cui i prezzi dei beni si fissano spontaneamente, nei sistemi pianificati gli uomini hanno la pretesa di fissare i prezzi essi stessi. Pensiamo a un’automobile. Occorre fissare il prezzo dei singoli pezzi, delle singole materie prime di cui sono fatti e poi dei salari dei lavoratori dell’industria dell’auto e del suo indotto, e poi ancora dei beni di consumo necessari al sostentamento dei lavoratori delle industrie in questione, per arrivare ai salari dei lavoratori delle industrie dei beni di consumo, in un processo infinito che nessuna mente singola o comitato di saggi sarà mai in grado di attuare. Le informazioni di cui dover disporre per pianificare sono infinite e non si saprebbe da dove cominciare. Invece, grazie ai paesi a economia di mercato, i pianificatori sovietici hanno avuto almeno un punto di partenza nella fissazione dei prezzi di beni e servizi, così il comunismo, invece che un sistema impossibile, si è rivelato solo fortemente inefficiente, sopravvivendo a se stesso per oltre 70 anni, con magazzini pieni di cose inutili e file di fronte ai negozi per le cose necessarie. Del resto, questo accade quando si dà ascolto a pianificatori che si reputano onniscienti, invece di venire incontro alla domanda dei consumatori su un mercato libero. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Nato con lo scopo dichiarato di elevare le condizioni di vita dei lavoratori, il Marxismo ha finito per privilegiare burocrati, scienziati, manager (pubblici, naturalmente), ed esperti liberi di sbagliare sulla pelle altrui. Forse, perché più che dall’amore nei confronti dei lavoratori, era inconsciamente originato dall’odio verso gli imprenditori da parte di quegli intellettuali alienati, che proprio non riescono a digerire che persone di scarsa o nulla erudizione culturale abbiano successo e godano di maggior prestigio di chi, come loro, sacrifica un’esistenza a studi che la società non mostra di apprezzare. In realtà, le uniche conquiste operate dai lavoratori si sono avute proprio nell’“oppressivo” Occidente capitalistico. Occidente nel quale, purtroppo, l’ideologia comunista, sconfitta dalla storia, continua ad avere non pochi estimatori. Non è del resto un caso che proprio l’ex Germania Est, fra i paesi ex-comunisti non balcanici, sia stata quella che ha incontrato più difficoltà, perché mentre gli altri paesi hanno adottato politiche liberiste che hanno creato sviluppo, l’ex DDR è passata dal socialismo reale a quello dell’ex Germania Ovest. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Preso atto del fallimento del Marxismo-leninismo, quel che è rimasto sono l’egualitarismo politically correct che vorrebbe uguali uomini e donne, l’anti-cattolicesimo, il terzomondismo che porta a tacciare come razzista chiunque osi criticare l’Islam o a difendere Israele, e quella presunzione “fatale” che nel secolo scorso ha convinto i comunisti di essere in grado di dirigere l’intera società in base a un piano prestabilito (salvo poi ricorrere a stermini di massa in caso di insuccesso), e oggi fa creder loro di potere e dovere “indirizzare” il mercato sulla base di motivazioni di carattere etico (loro sanno quel che è giusto per tutti) ed efficientistico (loro sanno come si fa a far le cose). Oggi come allora, i post-comunisti si ritengono i detentori del monopolio del bene e della conoscenza gnostica in grado di spiegare i meccanismi reconditi che regolano il funzionamento della società. Magari, viene poi spontaneo chiedersi come mai, se la sanno così lunga, non creano un’impresa facendo in proprio quel che fanno con i denari altrui. Forse perché perdere i propri dispiace? Mah!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In realtà, dopo la Riforma Protestante e la Rivoluzione Francese, nella sua accezione giacobina, il Marxismo altro non è stato che l’ennesima utopia sanguinaria che ha attraversato la storia moderna. Forse la più sanguinaria, perché si è avvalsa dell’apporto di quell’autentico strumento di sopraffazione che è lo Stato Moderno, messo per giunta al servizio del desiderio infantile di un mondo senza il male e senza quel conflitto, in realtà inevitabile, tra libertà e necessità. Un mondo dei sogni nel quale prende vita quell’unio mystica tra uomo e natura che Mao Tse Tung chiamava la Grande Armonia. Il che spiega perché in un’epoca caratterizzata dalla progressiva desacralizzazione del mondo, il Marxismo ha suscitato un così straordinario e intenso appeal. Oltre alla rimozione delle sofferenze materiali e morali attraverso la creazione del Regno dell’abbondanza e della libertà, esso ha promesso anche l’estinzione del “bisogno religioso” e quindi dell’angoscia dell’uomo di fronte alla vita e alla morte. Ciò ha fatto del Marxismo un surrogato ideale delle religioni salvifiche, un’antireligione che intende spazzare via le religioni esistenti, facendo dell’umanità la redentrice di se stessa. Solo che questo equivale a teologizzarla, a restaurare il sacro. Come ben rilevato da Luciano Pellicani: “Il nirvana comunista si configura come uno stato di pienezza totale e di appagamento completo, che in termini psicanalitici può essere descritto come il superamento del trauma della nascita attraverso una sorta di ritorno in uterum”. Tale ritorno, infatti, significherebbe per l’uomo “ritrovare il paradiso perduto e identificarsi con Dio”. E a Dio tutto è concesso. Persino sterminare 100 milioni di persone. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">(La Voce di Romagna, 10/11/2009)</span></span></em></p>
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