Giovedì sera, ad Anno Zero, Daniela Santanché ha apostrofato, alla sua maniera spesso eccessiva, il vignettista della trasmissione Vauro, colpevole di essersi prestato a disegnare la colomba della pace sulla bandiera di Freedom Flottiglia, l’ong di Stefano Arrigoni, l’attivista politico anti-israeliano ucciso a Gaza da quei palestinesi su cui aveva (mal) riposto la sua fiducia.
Vauro si è sentito dire “Lei, se ha firmato questo simbolo, la sua coscienza adesso è un po’ sporca di sangue”, al che ha risposto in maniera ancor peggiore: “Non del sangue di Arrigoni come la sua”. Ebbene, riflettendo su quanto accaduto tra Santanché e Vauro, non possiamo non ravvisare come il tono e la gravità delle loro accuse reciproche costituiscano ormai una sorta di normalità nel dibattito politico. Per quanto Vauro possa essere antipatico nella sua faziosità, rimproverargli una coscienza sporca di sangue, anche se solo un po’, è del tutto inaccettabile. La leggerezza con cui Daniela Santanché l’ha fatto denota come ormai vi sia la tendenza ad abusare di certe categorie che richiamano a tragedie terribili senza l’adeguata consapevolezza di ciò che esse hanno significato per le comunità che le hanno vissute. Un esempio simile coinvolse i radicali che nel corso delle elezioni europee del 2009, per “ricordare che quando la legalità e la democrazia sono cancellate è un’illusione pensare che questo possa riguardare solo delle vittime isolate”, si presentavano con la stella di David gialla sul petto, simbolo utilizzato dai nazisti durante l’olocausto come metodo di identificazione degli ebrei Qualcuno fece notare quanto fosse stridente l’uso del simbolo di una tale tragedia nelle misere quisquiglie nostrane, ma la cosa non suscitò gran biasimo.
Riguardo alla risposta di Vauro, in essa è racchiuso qualcosa di ancor più ignobile, se è possibile. Secondo lui, la morte di Arrigoni dovrebbe pesare sulla coscienza della Santanché. Eppure, occorre ricordare che Arrigoni è morto per mano palestinese in un territorio in cui non cade foglia che Hamas non voglia (benché di alberi ce ne siano pochi); quell’Hamas la cui causa Arrigoni aveva sposato in pieno e in maniera del tutto spontanea, tanto che era andato lui stesso in quei territori a combattere contro il “nemico sionista” nella più assoluta e completa libertà. Evidentemente, per Vauro, il solo fatto di appoggiare Israele vuol dire sporcarsi la coscienza di sangue, perché della morte di Arrigoni lo stato ebraico non porta responsabilità alcuna. Allora, se appoggiare la causa di Israele comporta aver la coscienza sporca di sangue, l’intero Occidente è lurido e coerenza vuole, pertanto, che all’11 settembre ne seguano altri e poi altri ancora. E a sinistra, questo sentimento è assai diffuso, persino a livello istituzionale, se si pensa che la madre di Arrigoni, Egidia Beretta, sindaco di Bulciago (Lecco) ha chiesto espressamente che la salma del figlio, nel suo tragitto per il rimpatrio in Italia, non passasse per Israele, quasi che il passaggio in territorio israeliano ne insozzasse il corpo. Un comportamento razzista nei confronti di Israele, questo, tanto più odioso se si pensa al fatto che gli aguzzini del figlio sono stati quei palestinesi che di Israele sono nemici irriducibili e alla leggerezza con cui la sinistra usa l’epiteto di razzista come se l’Italia fosse il Mississippi degli anni Sessanta.
Insomma, da una parte e dall’altra non sembra davvero esserci consapevolezza di cosa significhi richiamarsi alle tragedie che hanno spianato il Novecento. Berlusconi, ad esempio, ha a lungo insistito, e insiste tuttora, sui tratti comunisti dell’opposizione. Certo, è vero che l’attuale Pd è l’erede del vecchio Pci, ma cosa intende Berlusconi con l’appellativo comunista? Se intende il fatto che la sinistra sia ultrastatalista, è vero, ma se è coerente, allora dovrebbe guardare prima di tutto in casa propria, dove larghi strati del Pdl e la quasi totalità della Lega abbraccia idee economiche stataliste non dissimili da quelle dei post-comunisti. Se intende dire invece che Bersani, D’Alema e Veltroni sono neo-staliniani che minacciano la libertà sua e degli italiani, non mi risulta che nei sette anni di governi delle sinistre la persona o le proprietà di Berlusconi siano mai state attaccate. Diverso discorso vale per i magistrati. In quel caso il Cavaliere ha ragione e la sua è una battaglia contro una corporazione di intoccabili che riguarda l’intero paese, ma questo è un altro discorso. La sinistra post-comunista, da par suo, da 60 anni invoca la minaccia fascista contro ogni avversario, quando, pur restando per quasi mezzo secolo all’opposizione (o forse proprio per quello) ha abilmente conquistato il potere occupando i posti che contano (magistratura, sindacato, burocrazia, scuola e università), tanto che, nelle regioni rosse, hanno impiantato un regime che sembra incrollabile.
Purtroppo, la più totale mancanza di una cultura liberale fa sì che l’Italia sia pervasa da una sorta di fascismo epidermico, in cui manca ogni distinzione tra confronto e conflitto, con il primo che si annulla direttamente e istantaneamente nel secondo. In questo brodo di coltura, la ricerca di soluzioni concrete ai problemi lascia il posto a quella del capro espiatorio. Una scelta comoda, soprattutto per la propria coscienza, ma molto pericolosa, perché a forza di invocare continuamente e a sproposito pericoli totalitari, c’è il rischio che, quando questi si presentano, nessuno li sappia riconoscere e di conseguenza combattere.
(La Voce di Romagna, 15/5/2011)
#1 di gianni il maggio 15, 2011 - 5:10 pm
condivido appieno tutte le sue osservazioni…purtroppo anche in rete vige una certa intolleranza d’opinione, voci come le sue sono molto importanti.complimenti
#2 di francesco il maggio 17, 2011 - 5:19 pm
Carlo, hai ragione da vendere. Il caso della Moratti che ha dato del ladro a Pisapia un istante prima del gong è la ciliegina sulla torta: grave, però, perché la Moratti non è una Santanché qualsiasi. Aveva mille frecce al suo arco, e le ha bruciate nella maniera più cialtrona possibile. Però questa è parte della strategia di Berlusconi e dei suoi collaboratori, che pensano che alzando i toni all’inverosimile si riesca a tribalizzare ancora di più l’elettorato. Per il centrodestra è diventato un tormento: oggi Valducci andava ripetendo che se il centrodestra ha perso le elezioni a Milano “è colpa dei magistrati”. Se fanno lo stesso con Formigoni e Galan direi che solo la neuro ci salverà.
Meno male che c’è Supergiovane: Mangoni ha preso 1080 preferenze!!! EVVAIII!!!!!!11