La battaglia civile di Giorgio Fidenato e l’ennesima aggressione legalizzata alla proprietà privata

Sabato 2 aprile, alle 9 del mattino, l’Italia ha conosciuto l’ennesima aggressione legalizzata nei confronti del diritto di proprietà di una persona. Dodici forestali si sono presentati a casa dell’imprenditore agricolo Giorgio Fidenato, ad Arba, (provincia di Pordenone), su ordine del giudice monocratico del tribunale di Pordenone Rodolfo Piccin, su richiesta del pubblico ministero Piera De Stefani.

Il giudice ha disposto il sequestro preventivo dell’azienda di Fidenato, che nei giorni precedenti si era autodenunciato comunicando l’acquisto dei sementi di mais transgenico Mon 810. Sono stati sequestrati i terreni, il trattore, 15 sacchi di sementi, il computer (di proprietà della moglie e non dell’azienda) e il conto corrente personale. Sigilli sono stati apposti anche ai due campi, ora incolti, già coltivati lo scorso anno, ovvero quelli di Vivaro e di Fanna, mentre sono state sequestrate due tipologie di sementi di mais Omg, acquistate da Fidenato recentemente per circa 3 mila euro in tutto, di marca Monsanto Dkc5874yg (prodotto negli Stati Uniti), e di marca Kws Karter (prodotto in Germania), contenenti il Mon 810. Il sequestro è avvenuto su carta, il che significa che a Fidenato è stato notificato il provvedimento di sequestro, e una volta avvenuta la notifica, il bene sequestrato non può essere utilizzato per non incorrere nella violazione dei sigilli. Nel frattempo, stante l’impossibilità per Fidenato di utilizzare le sue proprietà, è stato nominato un amministratore, nella persona di Luca Bulfone, direttore della Direzione centrale delle risorse agricole e forestali della Regione, che nel frattempo (è periodo di semina) potrà autorizzare la coltivazione dei campi e l’utilizzo degli strumenti agricoli, ma solo per colture autorizzate. Come riportato dal Messaggero Veneto, il sequestro preventivo è stato disposto dal giudice monocratico Rodolfo Piccin in quanto titolare del procedimento in corso: il 2 febbraio, infatti, si è aperto il dibattimento di secondo grado dopo che Fidenato si era opposto al decreto penale di condanna al pagamento di una sanzione di 30 mila euro e alla distruzione del mais transgenico coltivato nel 2010. La prossima udienza è fissata per il 29 giugno, a nuova semina già avvenuta. La procura contesta la violazione del decreto legislativo 212/01 ovvero la messa a coltura di sementi mais Mon 810 senza autorizzazione.

In ogni modo, in data 11 aprile Fidenato si è opposto al decreto di sequestro sempre nell’alveo della legalità e mantenendo saldi i nervi, comunicando quanto accaduto alla Commissione Europea. Si avvarrà di tutti gli strumenti legali possibili, a partire dal ricorso contro il decreto di sequestro e, se questo verrà respinto, darà mandato ai suoi legali di procedere con il riesame e, in caso di ulteriore sentenza negativa, si procederà in Cassazione, nella speranza che nel frattempo la Commissione Europea riesca a dirimere la questione come ha già fatto in altri paesi europei come, ad esempio, la Francia. Inoltre, come ha fatto notare il suo legale, l’Avvocato Francesco Longo, se avesse voluto «svolgere un’attività clandestina Fidenato non avrebbe comunicato di provvedere alla seminagione, onde evitare problemi di ordine pubblico».

Eppure, quel che lascia sconcertati, è che già a fine gennaio 2010 il Consiglio di Stato aveva intimato al Ministero dell’Agricoltura di dare entro 90 gironi l’autorizzazione a Fidenato per seminare i suoi terreni a transgenico, stante il fatto che in Italia è in vigore un direttiva europea n° 18 del 2001, recepita nel nostro ordinamento con il decreto legislativo 224 dell’8 luglio 2003, che permette di coltivare ogm, salvo invocare la clausola di salvaguardia, che però deve essere sostenuta da studi scientifici specifici ai quali possa essere ricondotto un rischio concreto per la salute umana e per le altrui proprietà. Clausola di salvaguardia che in Italia non è stata declinata nel nostro ordinamento, né da un provvedimento nazionale di qualche ministro dell’agricoltura, né dalla Regione Friuli Venezia Giulia, interessata alla controversia in atto. Ma quel che è più importante, è che il decreto 224 stabilisce che una volta ricevuta l’autorizzazione in sede comunitaria, per coltivare i prodotti ogm, non occorre l’autorizzazione del Ministero dell’Agricoltura.

Inoltre, quel che lascia esterrefatti, è lo zelo con il quale la magistratura ha agito contro Fidenato, il quale ha avuto il solo torto di coltivare ciò che ritiene opportuno sulla sua proprietà. Zelo del tutto assente quando c’è da perseguire i comportamenti violenti dei no global, che il 9 agosto hanno potuto allegramente devastare, nella più totale impunità, il campo di Vivaro (Pordenone) di proprietà dello stesso Fidenato, con l’aggravante che era già sotto sequestro da parte della magistratura. Detto della magistratura, occorre rimarcare il comportamento inqualificabile della nostra classe politica. Da sempre incapace di difendere i nostri interessi in Europa, sulla vicenda ogm è riuscita a far quadrato, grazie a un fronte trasversale che va dalla sinistra ambientalista e post-comunista, alla Lega. In particolare, quest’ultima è fortemente impegnata nell’ennesima battaglia di retroguardia, soprattutto con il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che da Ministro della’Agricoltura ha condotto una guerra santa agli ogm per conservare in quota Lega quel cospicuo serbatoio di voti proveniente dalla Coldiretti, associazione agricola da sempre in prima linea nel difendere i privilegi corporativi dei propri assistiti. Con tanti saluti ai principi della proprietà privata, della concorrenza e della libertà di impresa.

 

(La Voce di Romagna, 13/4/2011)

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