Un tempo esisteva un comico di nome Beppe Grillo. A me faceva ridere e, se devo essere sincero, un po’ mi manca. Quel censore che porta il suo nome, oltre che dire ovvietà contro la casta politica, spara cretinate sulla legge Biagi e sul precariato, come un sinistrorso becero qualsiasi. Sì, insomma, alla fine della fiera, un comico in meno e un censore rosso in più. A conti fatti, una perdita secca per tutti. Ciò che colpisce del successo di Grillo, però, è la semplicità del messaggio. Ormai privi di ogni speranza gli italiani almeno trovano il modo di identificarsi con il comico genovese nel momento in cui, non potendo più fare altro, almeno si toglie la soddisfazione di mandare a quel paese gli inquilini del Palazzo. Consolazione alquanto magra, però, che denota più che altro rassegnazione nell’accettare uno stato di cose insoddisfacente, ma pur sempre meglio di qualsiasi alternativa che comporti la perdita del benché minimo privilegio. Eppure, il livello di insoddisfazione sta aumentando sempre più. Segno che i privilegi da difendere si assottigliano e assicurano sempre meno vantaggi, perché se ogni privilegio costituisce una rendita di posizione è altrettanto vero che le rendite, per esistere, devono prima essere create in virtù di una forte supremazia in qualsiasi campo, il che non può avvenire se non attraverso inevitabili sacrifici che qualcuno deve compiere. Sacrifici, all’ombra dei quali, si creano quelle eccellenze che, se protette troppo a lungo dalla concorrenza, possono appunto dar luogo a rendite di posizione. Ebbene, le rendite di posizione conseguite negli anni ’60 e negli anni ’80 vengono oggi erose a ritmo crescente dalla concorrenza globale e i privilegi, per essere conservati, necessitano di risorse (soprattutto pubbliche) sempre maggiori, per cui il gioco vale la candela per un numero ormai sempre più esiguo di persone, così che gli stimoli verso il cambiamento si fanno sempre più largo tra la popolazione. Un esempio è costituito dalle adesioni – sempre più basse – dei giovani al sindacato, che, invece di adoperarsi per ottenere salari più alti, si è sempre impegnato per far ottenere ai propri iscritti la sicurezza del posto di lavoro. Sicurezza conseguibile, ormai, solo a prezzo di salari talmente bassi da farla risultare un privilegio ben misero, e per il quale vale sempre meno la pena combattere. Ogni corpo sociale, quindi, affronta le sfide del cambiamento soltanto nel momento in cui i propri membri percepiscono che le certezze a cui si aggrappano stanno scivolando via e questo dovrebbe spingere a un minor pessimismo anche per quanto riguarda l’Italia.
La verità è che fino ad oggi le cose nel bel paese non sono andate poi così male. Certo, dal 1992 la percezione che la pacchia fosse finita si è insinuata un po’ in tutti gli italiani. Solo che è prevalsa l’illusione di poter mantenere il proprio livello di vita, magari a discapito di qualche anonimo connazionale, all’insegna dell’italico si salvi chi può. Ciò che è mancato in questi momenti è stata la presenza di un’élite responsabile che avviasse il paese verso quelle riforme, come quella delle pensioni, che, se fatte a suo tempo avrebbero arrecato più di un beneficio al paese. Invece, nell’autunno del ’94 il governo Berlusconi venne lasciato solo e si preferì, da parte del mondo politico e di quello dell’informazione, mandare a ramengo il paese, piuttosto che rinunciare a un’unghia dei propri privilegi. Troppo facile, poi, da parte dei quotidiani della grande industria, prendersela con la mancanza di coraggio del Cavaliere nel periodo 2001-2006, dopo avergli gettato contro la piazza!
Altro motivo per essere ottimisti riguarda l’esperienza inglese della fine degli anni Settanta. Allora, i sudditi di Sua Maestà sembravano davvero sfiduciati e privi di ogni speranza nel futuro. Certo, a differenza di noi italiani, gli inglesi conservano la loro proverbiale flemma, si agitano di meno e sembrano accettare senza fare una piega il proprio declino. Eppure, bastò l’opera di poche persone per ridare fiducia alla Gran Bretagna. Quelle persone che trovarono nell’Institute of Economic Affairs la loro casa, in Mrs Thatcher il loro leader e nel libero scambio la loro ideologia. Di solito, occorrono poche persone consapevoli per cambiare le cose e se allora Mrs Thatcher fu una pioniera che scoprì la via del ritorno dall’inferno del socialismo democratico, oggi tutti i leader europei quella strada non devono fare neppure la fatica di scoprirla. Basta solo che la percorrano.
Oggi, il maggior nemico del cambiamento non è tanto la casta politica, ma l’ignoranza presente nel paese. Dall’ultima ricerca biennale sul mercato librario commissionata alla Ipsos dalla Mondadori risulta che nel 2003, chi dichiarava di non leggere neppure un libro l’anno era il 61% della popolazione, salito al 62% quest’anno, mentre solo il 3% degli italiani legge fra gli 11 e i 20 libri all’anno e solo l’1% legge più di 20 libri all’anno! È chiaro che in un panorama come questo Beppe Grillo fa la figura del premio Nobel! Come meravigliarsi, del resto, quando le cattedre dei licei italiani rigurgitano di sessantottini falliti venuti su a pane e sei politici o laureatisi a forza di ventisette di gruppo! E altri paesi come Francia e Germania non sono da meno, con la prima che ha ridotto a 4 giorni la settimana le “fatiche” degli studenti, mentre per quanto concerne la seconda, basta leggersi La festa è finita di Peter Hahne, in cui si possono leggere le stesse lamentele sull’ignoranza studentesca che si sentono in Italia: “La Camera dell’Industria e del Commercio di Berlino ha individuato deficit educativi e nell’istruzione generale, persino nel calcolo elementare, nella lettura e nella scrittura. Ai giovani mancano le competenze sociali come la puntualità e la pulizia. In T-shirt e scarpe da ginnastica non si può stare allo sportello di una banca. Un’istruzione carente fa sì che, nella sola Berlino, un posto di apprendista ogni dieci rimanga non occupato. Tutti problemi che non sono caduti dal cielo. Problemi che possono essere risolti”. Certo, i problemi possono essere risolti. Però occorrono leader consapevoli che guidino l’opera riformatrice e che non vadano a rimorchio del popolo, perché chi va a rimorchio del popolo va poi a rimorchio di tutto. Da questo punto di vista l’Italia ha purtroppo una tradizione carente, come si può evincere dal nostro risorgimento, nel corso del quale gli slanci spesso generosi delle popolazioni cittadine non furono mai supportati da condottieri all’altezza e pronti, in un paese in gran parte agricolo, a coinvolgere le masse contadine per paura, una volta vinto lo straniero, di affrontare la questione sociale relativa alla fine dei loro privilegi feudali gravanti sulle proprietà terriere. Però, come ho detto poc’anzi, nell’era della globalizzazione anche i privilegi hanno vita corta e il cambiamento è dietro l’angolo anche quando meno te lo aspetti.
(Le Ragioni dell’Occidente, ottobre 2007)
#1 by giosby on aprile 22, 2008 - 7:56 pm
Ho scritto un racconto sul mio percorso nel meetup di Beppe Grillo, un’esperienza che mi ha lasciato molto perplesso, che mi ha molto cambiato, che mi ha permesso di evidenziare una realtà a me del tutto sconosciuta, dove ho scoperto che inganno e menzogna regnano nella nostra società al di sopra dell’immaginabile.
Censure, manipolazioni, sotterfugi e lati oscuri nel mondo inquieto ed inquietante di Beppe Grillo …
http://mondogrillo.net/meetup/la-ragnatela-del-grillo/