Nel corso dell’ultima settimana i ministri Giuseppe Fioroni e Giuliano Amato si sono contraddistinti per un insolito piglio decisionista. Le intenzioni sembrano in parte (nel caso di Fioroni) o del tutto lodevoli. Tutto sta a vedere se alle parole seguiranno i fatti.
Fa piacere constatare che anche a sinistra qualcuno prenda atto che l’ordine pubblico costituisce un emergenza. Il problema è che quel qualcuno deve combattere, all’interno della propria coalizione, con qualcun altro che ancora pensa che combattere il crimine significhi prendersela con persone che rubano e delinquono perché costrettevi dalle ingiustizie causate da una società capitalistica e, perciò, cinica ed egoista. Oltre alle difficoltà legate alle divergenze politiche all’interno della coalizione, occorre far fronte a quelle operative. È tipico di noi italiani elaborare grandi progetti ispirati dalle più nobili intenzioni, che però finiscono per scontrarsi con la dura realtà. Insomma, “fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” è un proverbio che ben si addice a noi italiani, in particolare ai nostri politici. Un esempio di questo nostro difetto ci è stato dato dal sindaco di Bologna Sergio Cofferati, che quasi due anni orsono intraprese, primo in Italia, la lotta contro i lavavetri. Ebbene, dopo il consueto giro annunci ai vari Tg nazionali, dopo due mesi di serrate lotte senza quartiere, i semafori di Bologna hanno continuato ad essere intasati da lavavetri più numerosi che mai. E che dire del ministro Fioroni? Ripristino del tempo pieno, tempi più veloci per sanzionare i professori “fannulloni”, ritorno di esami di riparazione e del giudizio di ammissione all’esame di terza media sono tutti provvedimenti condivisibili. La speranza che vengano adottati efficacemente è quasi unanime nel paese senza distinzione di coloritura politica. Ma anche qua, tra il dire e il fare…c’è di mezzo un oceano. Ridurre alla logica e alla disciplina una scuola dove è normale vedere gli alunni palpeggiare le insegnanti è difficile. Come ha sottolineato Alberto Mingardi su Libero del 6 settembre, la malattia della nostra scuola si chiama mancanza di concorrenza. Come in ogni ente pubblico, anche nella scuola non opera alcun sistema di incentivi. I più bravi, che dovrebbero essere premiati, percepiscono lo stesso compenso dei fannulloni che dovrebbero essere licenziati. Allora, perché un professore dovrebbe prendersi la briga di imporre un po’ di disciplina a chi si comporta da somaro?
Ciò che però fa più irritare in Fioroni e Amato, che pure sono due moderati all’interno del governo, è il più totale disprezzo verso l’opposizione. Amato non ha invocato maggior severità al fine di garantire all’opinione pubblica una maggior sicurezza, ma per non «creare le condizioni per una svolta reazionaria e fascista nel nostro Paese». Come dire che se il giro di vite è operato da lor signori, che sono giusti e onesti, allora va bene, mentre se è operato dal centrodestra è cosa barbara e fascista. Idem per quanto riguarda Fioroni. D’accordo che la slogan delle tre i suonava un po’ retorico, ma come si fa a dire dell’inglese che può “aggiungersi al curriculum scolastico degli studenti ma non può sostituire materie fondamentali come italiano, matematica, storia o geografia”? Molte cose dette da Fioroni, come ho detto, sono condivisibili, ma il modo in cui si è dato addio alle tre i denota proprio come lo scopo del provvedimento sia in realtà cancellare quanto fatto dal centrodestra, perché esso è il male punto e basta. Non si è accorto Fioroni che nelle scuole degli altri paesi europei di lingua non inglese gli studenti escono da scuola con un grado di conoscenza della lingua di Sua Maestà ben superiore alla nostra? Non pensa il ministro che questo sia per noi un handicap grave? Certo, porre l’enfasi sulla grammatica è giusto, perché senza sapere la grammatica italiana (anche quella latina non guasterebbe) l’inglese non si impara. Per questo l’inglese non può andare a sostituire la grammatica! Ma è doveroso che si aggiunga a questa. Piuttosto, anche qui il problema è passare dalle parole ai fatti. Invece di pensare a cosa si insegna, bisognerebbe preoccuparsi di come si insegna e di come gli studenti non apprendano che in piccola parte ciò che fa parte del programma di studi. E quanto detto per questi due vale anche per Cofferati, che l’unica cosa che è riuscito a fare a Bologna in questi anni è stato distruggere ciò che ha fatto Guazzaloca. Passi per le Gocce, ma chi mai risarcirà la città dalla mancata realizzazione della metropolitana, il cui progetto era già stato finanziato in sede governativa? Naturalmente, in quest’opera di distruzione, Cofferati è stato spalleggiato, e preceduto, dalla Provincia di Bologna e dalla Regione, che nei 5 anni di Guazzaloca hanno usato buona parte delle loro energie (ogni energia nel caso della Provincia) per mettere i bastoni tra le ruote del sindaco.
Questo comportamento razzistico verso l’opposizione, che Luca Ricolfi ha definito razzismo etico, è tipico, non solo della sinistra italiana, ma di tutto il regime antifascista. Il centrodestra non viene contestato per i limiti e la pochezza che hanno effettivamente contrassegnato la sua azione governativa, ma per il fatto che al governo ha osato andarci. Essendo composto per tre quarti da partiti privi della stigmate antifascista, il centrodestra non ha diritto a esistere. Chi vi fa parte e chi lo vota è un reietto, un barbaro e un sacrilego e non è un caso che l’UDC, unico erede della tradizione antifascista all’interno della Cdl, sia stato il partito che, nostalgico dei rituali della prima repubblica, più ha ostacolato l’azione del governo Berlusconi e che ora è lì incerto se rientrare nella Cdl o nel Partito Democratico. Purtroppo, questi aspetti di ordine culturale sfuggono ai membri della Cdl, perché lì la cultura non alberga. I pochi uomini di cultura interni alla Cdl, come l’ex-presidente del Senato Marcello Pera, dovrebbero cogliere questi aspetti e far presente che solo sfidando il politically correct antifascista e statalista della prima repubblica sarà possibile operare quel cambiamento che gli elettori di centrodestra chiedono a gran voce ai propri rappresentanti.
(La Voce di Romagna, 8/9/2007)