Strage di Bologna: ventisette anni dopo giustizia rossa la trionferà

Anche quest’anno, purtroppo, il calendario prevede il due agosto, come sempre è stato e sempre sarà, almeno fino a che rimarrà in vigore il calendario cristiano. Perché purtroppo? Perché da 27 anni è il giorno che la peggior retorica antifascista dedica alla commemorazione della strage di Bologna. Strage che si vuole ad ogni costo fascista (con tanto di lapide) e per di più in combutta con servizi segreti deviati al soldo degli odiati yankee.

Puntualmente, ogni anno arriva un rappresentante del governo a fare il suo pistolotto, durante il quale vanno in scena i soliti fischi ad opera di frange della sinistra estrema, e poi, immancabile, la solita intervista al presidente dell’associazione dei familiari delle vittime Paolo Bolognesi, fedele custode delle sacre scritture di partito, che invoca la rimozione del segreto di Stato sulla vicenda, sorvolando sul fatto che il segreto di Stato sulla strage non c’è. Ma che importa, ormai il due agosto è diventata una commedia sulla quale ci sarebbe da ridere se non ci fossero 85 morti su cui piangere. E oltre a quegli 85 morti c’è da piangere sulla verità, storica e processuale, di cui si è fatto scempio in una città, la rossa Bologna, in cui non c’è spazio alcuno per qualsiasi verità che non sia quella dell’ex-PCI.

Eppure, sulla colpevolezza dei neofascisti Mambro e Fioravanti c’è scetticismo anche da parte di diversi settori della sinistra, in particolare Il Manifesto, che da anni sta conducendo una campagna in favore dell’innocenza dei condannati. Infatti, la condanna degli attuali colpevoli è basata sulla testimonianza chiave di Massimo Sparti, un balordo legato alla malavita romana, che asseriva di aver incontrato a Roma, il 4 agosto, Mambro e Fioravanti per procurar loro documenti falsi, salvo essere più volte smentito persino dai membri della sua famiglia e dalla sua domestica che afferma di aver raggiunto la famiglia Sparti a Cura di Vetralla il 3 agosto e di aver trascorso sia il 4 che il 5 agosto con Massimo Sparti.

Ma al 2 agosto sono legate anche le mistificazioni relative alla strage di Ustica del 27 giugno dello stesso anno. Per anni la presidente dei familiari delle vittime di Ustica, la senatrice, prima comunista e poi diessina Daria Bonfietti, ci ha ammannito con la storia del missile (americano naturalmente!) che avrebbe distrutto il DC 8 dell’Itavia, partito da Bologna diretto a Palermo, sui cieli di Ustica, quando invece qualsiasi perizia ha dimostrato che a bordo è avvenuto uno scoppio sotto il lavabo della toilette. Ciò dimostrerebbe che la bomba sarebbe stata messa a Bologna, stessa città in cui poco più di un mese dopo, ossia il due agosto, un altro attentato dinamitardo distruggerà la stazione. Il fatto, poi, che la deflagrazione ci fu alle 21 in punto fa pensare a qualcosa di programmato, mentre dagli esami fatti su ciò che all’indomani della tragedia ancora galleggiava (alcuni bagagli e qualche sedile), sono state rinvenute tracce di Semtex T4, lo stesso esplosivo, di fabbricazione cecoslovacca, adoperato per la strage di Bologna del 2 agosto, mentre non è mai stata rinvenuta traccia alcuna che riconducesse a un missile.     

Inoltre, è da rimarcare il fatto che la distruzione di un aereo, ad opera di un missile è praticamente impossibile da tener nascosta. Infatti, pochi mesi prima della tragedia di Ustica, sui cieli dell’Iran – zona caldissima per gli Stati Uniti – gli americani abbatterono un aereo per errore, e prima ancora che gli iraniani si rendessero conto dell’accaduto, il governo americano ammise il fatto risarcendo le vittime fino all’ultimo centesimo. Il che dimostra come gli Stati Uniti fossero dei colpevoli molto più “comodi” ai fini di un eventuale risarcimento di quanto non potesse essere un dittatore mediorientale, specie se si pensa alle difficoltà che due stati ben più forti dell’Italia come Usa e Gran Bretagna dovettero affrontare per ottenere dal governo libico il risarcimento delle vittime dell’attentato di Lockerbie nel 1988. Naturalmente, i governi italiani della prima repubblica, pavidi e filo-arabi, trovarono anch’essi molto più comodo scaricare le colpe della strage del 2 agosto su uno sparuto gruppo di neofascisti, peraltro già condannati a diversi ergastoli, così da non doversi assumere responsabilità politiche internazionali e non dover mettere in discussione alleanze già di per sé imbarazzanti come quella con la Libia del Colonnello Gheddafi o con l’OLP di Yasser Arafat.

A questa indegna e vile politica estera di andreottiana memoria, però, occorre aggiungere il clima da regime presente nei palazzi giudiziari di Bologna da parecchi decenni. Già pochi mesi dopo l’avvio del processo, l’avvocato Fabio Montorsi, ex iscritto al PCI, lasciava il collegio di parte civile della strage del 2 agosto 1980, accusando alcuni giudici bolognesi di aver tenuto riunioni con funzionari del PCI per decidere la strategia processuale. E ancora oggi, la magistratura bolognese sembra molto infastidita quando le giungono informazioni in merito alla presenza di uomini del famigerato terrorista comunista Carlos nella notte fra l’1 e il 2 agosto 1980. Ma di questo non c’è da stupirsi, quando ancora oggi vediamo il procuratore capo di Bologna Enrico De Nicola chiedere di archiviare la denuncia per vilipendio alla religione presentata dal deputato di Forza Italia Fabio Gragnani contro gli organizzatori della performance «La Madonna piange sperma» (patrocinata, tra l’altro, dal ministero delle Politiche giovanili e dalla Regione Emilia-Romagna) asserendo che «La Madonna non è una divinità, offenderla non è reato». Insomma, giustizia rossa la trionferà. Anzi, a Bologna ha già trionfato, e da un pezzo. Buon due agosto a tutti.

(La Voce di Romagna, 2/8/2007)

  

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