Grazie a Youtube oggi siamo in grado di vedere anche ciò che di solito è confinato alla semplice diceria, salvo scoprire che, spesso e volentieri, nelle scuole italiane la realtà supera la fantasia. Senza arrivare all’estremo del ragazzo deceduto in classe a seguito di uno spinello a base di Dio sa quali porcherie, si è potuto ammirare un professore “aperto” e “moderno” dedito a rullare una cartina, dimentico del suo “reazionario” ruolo di educatore.
Non c’è stato invece bisogno di Youtube per scoprire che nell’aria di Roma c’è un quantitativo crescente di cocaina, specie nella zona universitaria (ma guarda un po’!), così come lo scorso anno si scoprirono tracce insolitamente alte di coca nelle acque del Po. Sì, insomma, il paese sarà in crisi, ma il consumo di coca sale, specie perché il prezzo sembra diventato più accessibile negli ultimi anni. D’altronde, non è forse la droga un consumo da tempi di crisi quando sempre più persone vedono nero nel loro futuro? Detto questo, il fenomeno è preoccupante e chi ne discute sembra ancorato a valori e a scenari sessantottini un po’ vecchi e desueti. Gli apologeti di quell’epoca continuano a vedere il mondo e sé stessi con gli occhi di allora, quando lo spinello era una novità trasgressiva e la dose non era ancora divenuta il dramma di tossicodipendenti dall’esistenza rovinata, spesso irrimediabilmente.
Da qui, il mito della trasgressione, che ha contagiato le generazioni degli ultimi quattro decenni. Eppure, tutto evolve, e la trasgressione non ha fatto eccezione. Se un tempo drogarsi era un atto trasgressivo contro la legge e contro la morale, oggi è diventato una atto di insopprimibile conformismo. Un tempo ci si faceva per uscire dalle regole, oggi ci si fa per non uscire dal giro. Pessimo mito quello della trasgressione. Un tempo legato a una cultura aristocratica, finché era figlio di tale epoca conservava tutto il suo fascino, perché trasgredire non significava tanto sfidare la legge, ma andare contro la morale corrente. D’altro canto, sfidare la legge ha sempre, in qualche modo, riscosso un certo successo, perché la legge è essenzialmente un divieto, magari anche giusto, ma pur sempre un divieto che, in quanto tale, viene e verrà sempre visto con un occhio malevolo. Sfidare il costume e la morale corrente, invece, è molto più difficile, sia dal punto di vista umano (tutti abbiamo bisogno di avere consenso attorno a noi e chi dice il contrario mente prima di tutto a sé stesso), sia dal punto di vista economico, perché avere tutti contro comporta dei costi, specie quando si trovano chiuse tutte le porte a cui si bussa.
La trasgressione democratica, invece, è un ossimoro, perché dal momento in cui da aristocratica diviene democratica, la trasgressione si trasforma nel suo contrario, sfociando nel conformismo. Se questa sparisce, quel che rimane, purtroppo, è il comportamento immorale che porta chi lo pratica a rovinarsi, e la società allo sfacelo. Finché un comportamento immorale è un abitudine di pochi, che magari si possono permettere anche economicamente i costi dei propri errori, allora i suoi effetti sono circoscritti alla sfera privata di un’élite, ma quando un comportamento immorale si massifica, allora è la società intera a soffrirne, scoprendo magari che sono proprio i più poveri che non possono sopportare i costi dei propri errori a pagarne le conseguenze più dolorose. È così che quella trasgressione che si vorrebbe democratica e “uguale per tutti” si risolve in un dramma che socialmente discrimina nel più atroce dei modi chi è economicamente più debole.
Che fare dunque? Difficile dirlo. Il pirandelliano Ministro Turco, dapprima favorevole ad aumentare il numero di spinelli giornalieri, oggi si scopre sceriffo, forse in preda a quell’istinto materno che porta qualsiasi donna a preoccuparsi del futuro dei ragazzi non appena avviene una tragedia come quella del ragazzo morto in classe due settimane orsono. Meglio tardi che mai, intendiamoci. Ma è difficile che uno Stato lassista come il nostro possa fare la voce grossa, perché quando si tollerano omicidi e rapine, non si può avere autorità sufficiente per mettere sulla retta via chi consuma stupefacenti. Piuttosto, bisognerebbe iniziare a impostare le campagne anti-doroga non più sul fatto che drogarsi è “ingiusto” o deleterio, ma sul fatto che è “brutto”, perché oggi, specie tra i giovani, l’etica non ha più appeal, mentre l’estetica l’ha conservato, perché il bello “tira sempre”. In particolare, certi esponenti del mondo dello spettacolo e della musica dovrebbero piantarla di andare in TV a rimarcare il fatto che le droghe leggere sono meno pericolose di quelle pesanti; non che non sia vero, ma il messaggio che si lancia è che drogarsi è lecito e chic. Cari menestrelli, dite che farsi è brutto, di coca, come di maria. Siate trasgressivi. Ma siatelo per davvero.
(La Voce di Romagna, 3/6/2007)